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Impregilo, il nodo delle penali sul Ponte

Il Ponte sullo Stretto di Messina nasconde una possibile tegola per Impregilo. Dopo che il progetto sembra essersi arenato, per il colosso delle costruzioni, che dovrebbe realizzare la maxi-opera, potrebbe svanire anche l’ipotesi del risarcimento (previsto nel caso l’opera non si faccia più). Non sono briciole: 300 milioni di euro di penale che potrebbero andare in fumo. Quasi la metà della somma che la Impregilo di Salini potrebbe incassare dalla vendita, peraltro contestata dal socio-rivale Gavio, di Ecorodovias (sulla quale si deciderà martedì prossimo).
Le dichiarazioni del vice ministro per le Infrastrutture Ciaccia hanno indotto il timore che la penale possa essere annullata. Nel testo, provvisorio, del decreto-crescita il riferimento è scomparso. La palla passa al consiglio dei ministri della settimana prossima che deciderà in maniera definitiva sulla questione.
La prospettiva riporta bruscamente l’attenzione sulle questioni industriali di Impregilo, dopo mesi di guerre assembleari e giudiziarie tra i due rivali che hanno oscurato tutto il resto. E ha creato nervosismo in Borsa, dove inizialmente il titolo è scivolato fino a perdere l’1,5% per poi recuperare sulla scia del rimbalzo di Piazza Affari (chiudendo in rialzo dello 0,24%).
Sono in molti, negli ambienti delle costruzioni, a dare ormai per persa la costruzione del Ponte, certi che l’opera non si farà. Non che la cosa sia necessariamente un male: anzi tempo fa il vecchio management di Impregilo, espressione di Gavio, aveva manifestato una sorta di approvazione per la cosa: se l’opera non si fa, Impregilo, capofila del consorzio Eurolink,incasserebbe la penale senza nemmeno dover spendere o iniziare i lavori. Così l’eventuale mancato incasso di 300 milioni è ritenuta una cattiva notizia dai broker che ieri facevano notare come nei modelli di valutazione della società, calcolati sulla “somma delle parti”, davano un 60% di possibilità che la penale venisse incassata. D’altro lato, questa perdita potrebbe essere compensata dall’incasso per la vendita di Ecorodovias, che porterebbe 770 milioni nelle casse di Impregilo.
Ma proprio il rebus del Ponte, ragionavano i medesimi analisti, riporta al centro dei riflettori la questione delle concessioni. È davvero la scelta strategicamente più giusta, si domandano, uscire dalle concessioni, come vuole Salini che ha fatto della focalizzazione sulle costruzioni il perno del suo piano? Dall’ultima semestrale è emerso che le concessioni valgono da sole metà dell’intera redditività del gruppo. Su un miliardo di ricavi dalle costruzioni, il Mol è di appena 37 milioni, briciole (un striminzito 3,7%). Mentre su soli 130 milioni di ricavi derivanti dalle concessioni, Impregilo fa 47 milioni di margine, ossia più del 50% del totale. Appena ventiquattro ore fa si è consumato l’ennesimo scontro tra i due rivali. Salini e Gavio hanno duellato proprio sulla vendita di Ecorodovias, la concessionaria autostradale carioca di cui Impregilo ha il 29%. Salini la vuole vendere e ha ricevuto un’offerta dalla brasiliana Primav. Martedì prossimo è previsto che si riunisca il board di Impregilo per decidere sull’offerta. Se verrà accettata, Salini avrà finalmente realizzato uno dei punti principali del suo programma.

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