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Impregilo, i piani di Salini «Concentrarsi sui cantieri»

MILANO — Certo, dopo aver rastrellato in Borsa il 25% del capitale e chiesto l’azzeramento del consiglio, sostenere che il piano di fusione tra Salini e Impregilo non è «un’operazione aggressiva» rischia di sembrare un filo audace. Di sicuro Beniamino Gavio, azionista di controllo del general contractor, che di lasciare spazio al costruttore romano non ha alcuna voglia, non la vede esattamente così. Ma a Pietro Salini non manca il coraggio. E tantomeno la tenacia. Aggressivo o meno, dopo sette mesi, e 130 milioni di euro di investimento, il costruttore romano è arrivato a un passo dal traguardo. Ma è il passo più difficile. Venerdì scorso Salini ha chiesto l’azzeramento del board del general contractors per accelerare il piano di fusione con il suo gruppo. E ieri ha presentato alla comunità finanziaria il piano di integrazione realizzato con Boston Consulting Group e Kpmg. La giornata non era delle migliori per sondare gli umori del mercato, decisiv0 nella strategia scelta da Salini, che ha reagito facendo perdere oltre il 5% al titolo Impregilo.
Piuttosto che avventurasi in un’Opa — «c’è il credit crunch e non è facile finanziare operazioni simili» —, il costruttore romano ha deciso di giocare la partita mettendo ai voti le sue idee per lo sviluppo del general contractor con quelle del management di Impregilo, che presenterà il suo piano dopodomani, e di Gavio che invece dovrebbe scoprire le carte la prossima settimana. «E’ un progetto che fa il bene di tutti gli stakeholder, non è un progetto aggressivo come lo si è percepito ma è un progetto che passa attraverso il consenso» ha esordito il costruttore. Ad ascoltarlo, in prima fila, c’era una parte della famiglia romana che ha creato l’impero di costruzioni, su cui però da un decennio è in corso una guerra giudiziaria con l’altro ramo per il controllo. «Le divergenze — ha spiegato il presidente — non sono sulle cose da fare ma su come farle». E sotto la sua guida il gruppo è passato in cinque anni da 3 a oltre 10 miliardi di fatturato generando 270 milioni di utili di cui «86 milioni distribuiti ai soci». Come a dire: conflitti a parte, non possono lamentarsi.
L’idea di Salini per Impregilo parte da una semplice constatazione: «Non è vero che piccoli è bello. Non è bello per niente. Si rischia di essere superati, schiacciati, vinti». E quindi il costruttore vuole fare il grande passo. Con Impregilo. Dal punto di vista industriale l’aggregazione creerebbe un gruppo presente in oltre 50 Paesi con 30 mila dipendenti, circa 7 miliardi di ricavi, 1 miliardo di margine operativo e 23 miliardi di euro di portafoglio ordini, con sinergie per oltre 1 miliardo. «Due società — ha riassunto il presidente — che insieme sono più capaci di competere nel mondo delle grandi costruzioni e nelle concessioni greenfield, dove ci sono i margini più alti».
Per arrivarci, però, è necessario ridisegnare la geografia di Impregilo. «Bisogna rifocalizzare l’attenzione sulle costruzioni, in quello che è il core business dell’azienda altrimenti ha una mission confusa» ha spiegato Salini, che cederebbe quindi gli asset in concessione, concentrati nella controllata Ecorodovias, che oggi vale circa 1,2 miliardi, e delle attività nell’impiantistica di Fisia. Nel piano c’è anche spazio «per un dividendo straordinario, quando l’integrazione dovesse essere completata». Ma per poter ridisegnare Impregilo non basta essere azionista. Salini vuole entrare nella stanza dei bottoni e per questo la scorsa settimana ha chiesto la convocazione di un’assemblea per nominare un nuovo board. «Dopo la mia richiesta mi sarei aspettato le dimissioni» ha commentato il costruttore. E invece, per tutta risposta, il consiglio di Impregilo ha convocato per il 27 maggio l’assemblea straordinaria per modificare lo statuto e dare più spazio alle minoranze, rinviando la decisione sulla richiesta di Salini. Il quale intanto si sta scaldando per venerdì, giorno in cui si terrà l’assemblea di bilancio del general contractor, a cui il costruttore romano potrebbe presentarsi con il 29,9% pareggiando così i conti con Gavio, e iniziare a giocare le sue carte per conquistare il favore dei soci di minoranza, a cui toccherà decidere a chi consegnare le chiavi di Impregilo.

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