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Impregilo gioca d’anticipo Assemblea soci al 27 aprile

Su Impregilo si gioca d’anticipo. L’attesa assemblea di dei soci, che sarà il primo vero faccia a faccia tra i due sfidanti Salini e Gavio dopo mesi di braccio di ferro e scalate, probabilmente si terrà venerdì prossimo, il 27 aprile, invece che il 3 maggio come inizialmente pianificato. Lo showdown tra la famiglia di Tortona, storico azionista che ha preso il potere solo di recente arrivando al 29,9%, scatta in anticipo di una settimana. Con i due soci che hanno cumulativamente poco meno del 60%, già in prima convocazione c’è infatti il quorum: Gavio ha già depositato le azioni, Salini, secondo quanto si apprende, si appresterebbe a farlo. Non sarà un caso, però, che proprio ieri, a sei mesi dall’ingresso a sorpresa in Impregilo, Salini abbia alzato il velo sul «suo» piano di integrazione, predisposto da Boston Consulting Group e da Kpmg: il matrimonio porterebbe alla nascita di un big da 7 miliardi di euro di giro d’affari con un margine operativo lordo di un miliardo, con sinergie di almeno 100 milioni. Salini oggi fattura 1,4 miliardi e punta a raddoppiare a 3 nel 2015, da sola, e senza tener conto di una singola commessa da 3 miliardi già in portafoglio. Impregilo fattura 2 miliardi, più un altro miliardo di sinergie sui ricavi. Di fatto il patron Pietro Salini, che ieri per la prima volta si è presentato alla comunità finanziaria milanese, sconta una crescita zero per Impregilo, accusata di non fare il suo core-business di costruttore. Se ci sarà il matrimonio, cui però – vale la pena di ricordare – Gavio ha sempre detto no, Salini ha anche promesso un dividendo straordinario post-spezzatino delle attività non-core (Ecorodovias e Fisia). Impregilo ha bisogno di crescere, l’Italia ha bisogno di campioni europei e visto che le banche hanno chiuso i cordoni, la fusione è la migliore offerta possibile: insomma Salini vuole fare una maxi-operazione senza passare per il mercato, con un’Opa, ma lavorando solo sulla governance.
Se da una parte Salini tende la mano e parla di «progetto razionale e non aggressivo». Dall’altra, però, è partita all’attacco e cerca di defenestrare l’attuale cda con una assemblea apposita (che Impregilo deve ancora fissare e che presumibilmente sarà tra il 15 e il 30 giugno). L’assunto non è del tutto sbagliato visto che il consiglio attuale non riflette più l’azionariato e la scadenza è tra un anno, ma le due mosse suonano contraddittorie. Proprio sul cda di Impregilo si gioca la vera partita, con le centinaia di fondi esteri (il flottante è il 40%) che farà da spartiacque. Ieri Salini ha fatto capire che non ha alcuna certezza di una maggioranza assoluta. Può essere che sia solo tattica per non avvantaggiare l’avversario con informazioni preziose, ma sta di fatto che la richiesta di revoca potrebbe rivelarsi un clamoroso boomerang, dovesse Salini non coagulare sufficienti voti. Tanto più che a fine maggio ci sarà una precedente assemblea, straordinaria e voluta da Gavio, per aprire il cda a tre consiglieri di minoranza e introdurre le quote rosa. E in quell’occasione è quasi scontato che i fondi voteranno sì alla proposta.

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