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Impregilo, Costamagna presidente

Pietro Salini ce l’ha fatta. Il controllo di Impregilo passa di mano. Il costruttore romano ha vinto di misura il confronto in assemblea con la Igli di Beniamino Gavio, trovando i voti (51,9%) per revocare l’attuale consiglio del general contractor e insediare i suoi rappresentanti guidati da Claudio Costamagna, nuovo presidente di Impregilo. Il nuovo board si insedierà oggi per conferire le deleghe al nuovo amministratore delegato, che sarà lo stesso Salini. Gavio ha dovuto fare un passo indietro ma non ha alcuna intenzione di mollare. «Oggi è stato soltanto il primo atto di un durissimo scontro che non abbiamo voluto e che di fatto ha già profondamente destabilizzato la società» ha detto Igli in un comunicato, ribadendo l’appoggio all’operato del consiglio. Il quale in seguito alla rimozione decisa ieri chiederà alla Salini i danni per ingiusta revoca.
Rispetto alla bagarre scoppiata all’assemblea di giovedì scorso, ieri il clima era più disteso. Bruno Binasco, amministratore unico della cassaforte a cui fa capo il 29,9% di Impregilo, non ha tuttavia rinunciato a denunciare davanti ai soci un copioso deposito di azioni intestate ad alcune società delle Cayman, off-shore, chiedendo trasparenza. Si tratterebbe di circa il 10% di Impregilo, in parte riconducibile al fondo Amber, che con il suo 7,2% è stato determinante per l’esito della contesa. E ora che è terminato il primo round il fondo americano potrebbe disimpegnarsi. Secondo alcuni avrebbe già iniziato: lunedì nelle sale operative girava voce di un pacchetto di cinque milioni di titoli in vendita, riferito ad Amber, di cui a fine giornata ne era stato venduto un milione. Nelle scorse settimane Igli aveva depositato un esposto in Consob per chiedere di accertare un eventuale concerto tra il fondo americano e Salini e nel comunicato diffuso al termine dell’assise ha ribadito i suoi sospetti, denunciando «il risultato dell’alleanza assembleare tra Salini e Amber» ovvero «lo smembramento della capacità industriale e la distribuzione indiscriminata delle risorse» del general contractor, contro la quale «abbiamo il preciso dovere di tutelare l’integrità e il futuro industriale di Impregilo».
La battaglia, quindi, è solo all’inizio. Salini ieri ha tentato di porgere un ramoscello d’ulivo auspicando «grande collaborazione» da parte di Igli. «Mi aspetto di tutto perché tutto è possibile nello scibile di chi fa questo mestiere — ha detto —. Non sono nella testa di Igli, da loro mi aspetto collaborazione ma non mi aspetto in particolare un’Opa». Al momento, tuttavia, un accordo è impensabile. Gavio non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo. E anche di fare un’Opa, sebbene le pressioni non manchino. La prospettiva di un’offerta sembra perdere terreno anche in Borsa, dove ieri Impregilo ha chiuso in ribasso di oltre il 2,4%. Fa paura lo stallo. L’imprenditore di Tortona ha una minoranza di blocco che può far saltare i piani di Salini, a cominciare dalla fusione con il general contractor. E dunque attende di vedere come si muoverà il costruttore romano, proseguendo intanto con la battaglia legale. Il 22 agosto a Milano ci sarà l’udienza disposta in seguito al ricorso presentato da Igli contro la raccolta deleghe effettuata da Salini. Il giudice vuole ascoltare i deleganti, ovvero quasi 750 investitori.
Intanto oggi Salini prenderà il comando delle operazioni. Bisognerà «guardare immediatamente alla possibilità di concentrarsi sul core business» ha spiegato, confermando che la cessione di Ecorodovias proseguirà: «È nel nostro piano». E nel piano c’è anche l’integrazione tra Salini e Impregilo. Come avverrà non è chiaro. Il costruttore romano ha spiegato che l’operazione sarà comunque «sottoposta al cda, che la valuterà e poi la porterà all’assemblea dei soci». Dove Igli ha già detto che userà il suo 29,9% per bloccarla.

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