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Imposte differite attive, il credito è rimborsabile

di Luca Miele e Alberto Trabucchi

Anche le imprese che presentano una perdita fiscale e quelle in liquidazione o fallimento possono beneficiare della trasformazione delle Dta in credito d'imposta. Il credito, inoltre, può essere anche chiesto a rimborso. Queste, in sintesi, le principali novità introdotte dall'articolo 9 del Dl 201/11 alla disciplina originariamente dettata dal Milleproroghe di fine 2010 (Dl 225/2010, articolo 2, commi da 50 a 59). Novità particolarmente rilevanti poiché, dopo i chiarimenti contenuti nella risoluzione 94/E/2011, la disciplina di trasformazione delle Dta interessa la generalità delle imprese e non solo quelle del settore finanziario (si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 28 novembre).
La principale finalità della disciplina di trasformazione delle Dta è di attenuare i possibili effetti che, per il settore finanziario, potrebbero derivare dalle nuove regole di Basilea 3, secondo le quali le Dta non potranno essere conteggiate ai fini del patrimonio di vigilanza in quanto attività scarsamente liquide. Il Dl 225/10 (articolo 2, comma 55) stabilisce la trasformazione in crediti di imposta delle Dta iscritte in bilancio e causate:
e dalle svalutazioni di crediti non ancora dedotte ai sensi dell'articolo 106, comma 3, del Tuir;
r e dal valore dell'avviamento e delle altre attività immateriali i cui componenti sono deducibili in più periodi di imposta.
Ai sensi del successivo comma 56, la trasformazione delle Dta non opera immediatamente e in via integrale (circostanza che avrebbe inciso non poco sul gettito), ma soltanto in presenza di certi presupposti (esercizio chiuso in perdita contabile) ed entro determinati limiti quantitativi (il risultato del prodotto tra la perdita e il rapporto tra le Dta e il patrimonio netto). Tuttavia, ai fini di Basilea 3, l'interpretazione sinora prevalente è quella di ritenere computabili per intero le Dta trasformabili; a questi fini assumerebbe rilievo la sola «monetizzabilità teorica» delle Dta in caso di necessità, in presenza cioè di perdite contabili (anche se in merito alle vigenti regole di vigilanza, si veda in tal senso Banca d'Italia, comunicazione del 31 marzo 2011). L'articolo 9 del Dl 201/11 sembra muoversi in questa direzione, mirando a eliminare qualsiasi circostanza in cui la monetizzazione delle Dta potesse essere preclusa (si veda la relazione illustrativa); si tratta di circostanze che, appunto, avrebbero potuto manifestarsi nel caso di deduzione dei componenti negativi per i quali erano state appostate le Dta trasformabili (reversal) in anni di perdita fiscale ovvero nel caso situazioni straordinarie (come la liquidazione della società prima del manifestarsi di tali reversal).
Le perdite fiscali
Il nuovo comma 56-bis prevede la trasformazione delle Dta anche nell'ipotesi in cui il periodo d'imposta si chiuda con una perdita fiscale, limitatamente alle Dta iscritte sulla porzione di perdita determinatasi per effetto della deduzione dei reversal. La norma precisa che la trasformazione decorre dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi in cui viene rilevata la perdita fiscale. Oltre ad ampliare le ipotesi di iscrizione in bilancio delle Dta, il riconoscimento immediato della trasformazione negli esercizi in perdita fiscale esclude che le stesse (per la parte derivante dai reversal) possano essere perdute prima del loro utilizzo, ad esempio, in caso di fusione senza i requisiti dell'articolo 172 del Tuir.
Le situazioni straordinarie
Sempre con la stessa finalità, il nuovo comma 56-ter estende la disciplina di trasformazione di cui ai commi 55, 56 e 56-bis anche ai casi di liquidazione volontaria, procedure concorsuali o di gestione delle crisi, incluse l'amministrazione straordinaria e la liquidazione coatta amministrativa degli intermediari vigilati dalla Banca d'Italia.
Qualora il bilancio finale di cessazione evidenzi un patrimonio netto positivo, viene prevista la trasformazione dell'intero ammontare delle Dta (commi 55 e 56 dell'articolo 2). Per i casi di liquidazione volontaria viene espressamente affermata l'applicabilità delle disposizioni antielusive previste dall'articolo 37-bis del Dpr 600/73 (tra le cui fattispecie, per la verità, è già contemplata la liquidazione volontaria).

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