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Imposte a rate sempre più anti-crisi

In tempi di crisi il pagamento rateale è sicuramente il miglior metodo per adempiere anche alle obbligazioni tributarie, senza penalizzare eccessivamente la liquidità aziendale/familiare. Anche il Fisco infatti si è adeguato a queste esigenze, migliorando e incrementando le possibilità per i contribuenti di dilazionare le somme dovute. 
Il debito tributario, quindi, viene suddiviso in un arco temporale più ampio, variabile in relazione al tipo di atto di cui si sta chiedendo la rateizzazione. Va detto, peraltro, che in caso di mancato adempimento delle rate, non si decade immediatamente dal beneficio e pertanto vi è, di fatto, una ulteriore dilatazione dei tempi di pagamento.
Le imposte indicate in dichiarazione e non versate, normalmente, sono richieste attraverso la comunicazione di irregolarità (avviso bonario), con una sanzione pari al 10%, oltre agli interessi.
La dilazione
Il contribuente può dilazionare senza particolari formalità essendo sufficiente versare la prima rata entro 30 giorni dalla notifica della comunicazione e non sono richieste garanzie, nemmeno per gli importi più elevati. È possibile suddividere il dovuto in un massimo di sei rate trimestrali se le somme sono fino a 5.000 euro o in 20 rate per importi superiori.
Leggermente diversa è la rateizzazione prevista per l’acquiescenza o l’accertamento con adesione.
Per l’acquiescenza è sufficiente versare la prima rata entro 60 giorni dalla notifica, mentre per l’adesione è necessario determinare e, quindi, formalizzare il dovuto con la sottoscrizione di un verbale. Entro 20 giorni va versata la prima rata per confermare la definizione.
Il pagamento rateale, in entrambi i casi, prevede otto rate trimestrali di pari importo oppure, se l’importo da pagare supera 51.645,69 euro, 12 rate trimestrali sempre di pari importo.
Anche per la mediazione e la conciliazione è prevista la possibilità di dilazionare in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo. In caso di mancato versamento delle rate successive alla prima, l’atto di mediazione costituisce titolo per la riscossione coattiva.
Il «salto» di una rata
Vi è però un altro aspetto che rende la rateizzazione ancor più interessante. Il mancato pagamento di una rata diversa dalla prima, potrebbe non far decadere dal beneficio se l’omissione è sanata entro la scadenza della rata successiva. Trattandosi di rate trimestrali, significa che il contribuente, pur non pagando alcuna somma per sei mesi, non perde il proprio beneficio.
In termini sanzionatori, sulla rata versata tardivamente è applicata una maggiorazione del 30%, ossia quanto ordinariamente previsto per gli omessi versamenti. Tuttavia, anche per questi ritardi è prevista la possibilità di sanare attraverso il ravvedimento operoso.
Decadenza dal beneficio
Si decade dalla rateizzazione solo nell’ipotesi di omesso versamento anche di una sola rata. Vale a dire, quindi, che il contribuente non abbia provveduto entro la scadenza della rata successiva a sanare l’irregolarità.
L’importo dovuto (per imposte, interessi e sanzioni in misura piena), meno quanto già versato, è iscritto a ruolo.
La decadenza del beneficio della rateizzazione derivante dall’acquiescenza o dall’adesione comporta che, oltre al l’iscrizione a ruolo delle residue somme dovute, c’è l’applicazione di una sanzione in misura doppia rispetto a quella ordinaria prevista per gli omessi versamenti. Ne consegue che è applicata una sanzione del 60% calcolata sulle imposte residue.
Va in ogni caso evidenziato che se anche si decadesse dal beneficio, è possibile poi fruire della dilazione di pagamento prevista ordinariamente sulle cartelle di Equitalia (si veda l’articolo in basso).
In termini pratici, significa che il contribuente che non rispettasse le previste scadenze, rischia di perdere solo “momentaneamente” il beneficio del pagamento rateale, poiché sebbene con una maggiorazione dell’importo (sanzioni piene e interessi) può dilazionare la successiva cartella di pagamento.
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