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Imposta unica ad alto appeal

L’ipotesi di dire addio all’Irap cumulando il tributo regionale nell’Ires – anticipata domenica su queste colonne dal viceministro all’Economia, Luigi Casero – piace a professionisti e associazioni di categoria. Sono due i fronti che vengono particolarmente apprezzati: la semplificazione degli adempimenti fiscali e di tutto il quadro delle regole che quindi potrebbe ridurre sensibilmente il contenzioso tributario a riguardo.
Il presidente del Cndcec (Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili) Massimo Miani esprime un parere positivo sull’imposta unica. «È sicuramente una buona notizia – spiega al Sole 24 Ore –. Da tempo, i commercialisti chiedono una drastica semplificazione degli adempimenti fiscali e l’abolizione dell’Irap e del cosiddetto “terzo binario” generato dalla stessa va nella direzione giusta da noi lungamente auspicata. Le particolari regole di determinazione dell’imposta regionale, non sempre coincidenti con quelle previste per il calcolo delle imposte sui redditi, hanno sempre comportato notevoli difficoltà di gestione e incertezze interpretative ancora oggi non del tutto risolte. Tutto ciò verrebbe spazzato via in un colpo solo se, come preannunciato, si pervenisse all’assorbimento dell’Irap in un’imposta unica sulle imprese, con effetti positivi per il sistema nel suo complesso, al di là della necessità di rispettare il vincolo dei saldi di finanza pubblica». A questo si aggiunge la possibilità di ridurre il contenzioso: «Dalle dichiarazioni del viceministro Casero – aggiunge Miani – l’assorbimento dell’Irap nelle imposte sui redditi avrebbe anche l’indubbio vantaggio di risolvere alla radice l’annosa questione della corretta delimitazione del requisito dell’autonoma organizzazione, eliminando una delle principali fonti d’innesco del contenzioso tributario degli ultimi anni».
È «assolutamente indispensabile, che il legislatore definisca tale criterio con parametri verificabili e apprezzabili dal professionista al fine di evitare contenziosi che ne pregiudichino l’esistenza stessa dell’attività professionale» spiega Sergio Giorgini, segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro. A suo parere, «l’accorpamento dell’Ires e dell’Irap in un’imposta unica è un obiettivo condivisibile ed auspicabile, sia sotto il profilo della certezza del diritto sia come strumento di riferimento fiscale per gli investimenti degli operatori economici nazionali e internazionali». Anche se, fa notare ancora Giorgini, «la possibile semplificazione è subordinata ad un effettivo cambio di rapporti tra i contribuenti e l’amministrazione finanziaria e al rispetto della legge da parte di tutti gli attori. Infatti, da molto tempo l’amministrazione, pressata da esigenze di gettito, utilizza le presunte e non effettive semplificazioni solo per necessità politiche di breve respiro. Esempio palese ne è il trasferimento, a costo invariato per l’amministrazione stessa, di sempre maggiori adempimenti a carico dei professionisti che si trovano a doverli eseguire il più delle volte in modo gratuito, non essendo possibile replicare ai clienti i maggiori oneri sostenuti».
«Piena condivisone» anche da Rete imprese Italia: «Quasi tre milioni di soggetti sarebbero esclusi dal versamento dell’imposta e sollevati da gravosi impedimenti burocratici. Un’ipotesi estremamente suggestiva che andrà, però, valutata nel merito anche alla luce delle eventuali contropartite».

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