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Imposta di soggiorno al palo

C’è un’incompiuta tra le imposte comunali: è l’imposta di soggiorno.

Nonostante l’attenzione sia oggi puntata su Imu, Tares e service tax, il legislatore nazionale dovrebbe riservare interesse anche all’imposta di soggiorno, destinata a essere l’incompiuta tra le varie imposte comunali.

Lo dimostrano i continui interventi dei tribunali amministrativi regionali che tentano di ricomporre il puzzle normativo di non facile approccio, e cercano di arrampicarsi sugli specchi per salvare i regolamenti comunali che attribuiscono al gestore della struttura ricettiva l’obbligo di versare l’imposta, e la possibilità di rivalsa poi sui soggetti passivi del tributo.

La cosa che sorprende è che il legislatore è intervenuto varie volte sull’art. 4 del dlgs n. 23 del 2011, che ha introdotto l’imposta in questione, ma non si è mai peritato di:

  • precisare in che modo deve essere assicurato l’adempimento dell’obbligazione tributaria da parte di «coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio»;
  • stabilire quali siano le sanzioni applicabili per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione e per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta.L’assurdo si è poi verificato con l’art. 4, comma 2-bis del dl n. 16 del 2012 convertito dalla legge n. 44 del 2012 che ha aggiunto, all’art. 4 del dlgs n. 23 del 2011, il comma 3-bis con il quale è stata introdotta l’imposta di sbarco che i comuni che hanno sede giuridica nelle isole minori e i comuni nel cui territorio insistono isole minori possono istituire in alternativa all’imposta di soggiorno.

    A detta imposta, certamente meno adottata rispetto alla prima, è stata riservata, infatti, una disciplina più completa visto che viene precisato che sono le compagnie di navigazione che forniscono collegamenti marittimi di linea a riscuotere l’imposta unitamente al prezzo del biglietto e che la compagnia di navigazione è responsabile del pagamento del tributo, con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, della presentazione della dichiarazione e degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale.

    Anche il sistema sanzionatorio è stato introdotto in modo esauriente, dal momento che è prevista l’applicazione della sanzione amministrativa dal 100 al 200% dell’importo dovuto per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione da parte del responsabile d’imposta e l’applicazione della sanzione amministrativa dell’art. 13 del dlgs n. 471 del 1997, pari al 30% per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta.

    Detti elementi sarebbero indispensabili anche per garantire una corretta applicazione dell’imposta di soggiorno, alla quale non possono certo essere automaticamente estese le norme sull’imposta di sbarco, visto che si tratta di elementi essenziali che individuano una prestazione imposta e che devono pertanto essere stabiliti dalla legge.

    Sarebbe pertanto auspicabile un intervento nella legge di stabilità di una norma che razionalizzi almeno dall’anno 2014 la disciplina dell’imposta di soggiorno, prevedendo magari la possibilità di applicarla a tutti i comuni e non solo ai comuni capoluogo di provincia, alle unioni di comuni, nonché ai comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte. Ci sono infatti comuni ad alta vocazione turistica che non hanno, però, tali caratteristiche. Sarebbe forse anche il caso di unificare la disciplina dell’imposta di soggiorno con quella del «contributo di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive della città», previsto per Roma capitale dal comma 16, lettera e) dell’art. 14 del dl n. 78 del 2010, in quanto non sembra avere alcun senso tenere distinti i due tributi.

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