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Imposta di registro allargata

Imposta di registro sul valore tabellare anche nelle vendite di fabbricati espropriati. La facoltà di avvalersi del metodo del prezzo-valore per la determinazione della base imponibile, istituito dalla legge n. 266/2005, deve essere riconosciuta anche nei trasferimenti avvenuti nell’ambito dei procedimenti di espropriazione forzata o all’asta pubblica.

La mancata previsione di questa possibilità da parte della legge istitutiva contrasta infatti con l’art. 3 della Costituzione. È quanto si ricava dalla sentenza della Corte costituzionale n. 6/2014 del 15 gennaio 2014, depositata ieri, 23 gennaio. La questione era stata sollevata dalla Ctp di Grosseto, che aveva puntato l’indice sulle disposizioni dell’art. 1, comma 497 della legge n. 266/2005, secondo cui, in deroga all’art. 43 del dpr 131/86, per le sole cessioni di immobili ad uso abitativo e relative pertinenze nei confronti di persone fisiche non agenti nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, all’atto della cessione e su richiesta della parte acquirente resa al notaio, la base imponibile ai fini delle imposte di registro e ipocatastali è costituita dal valore dell’immobile determinato ai sensi dell’art. 52, commi 4 e 5 (valore tabellare), indipendentemente dal corrispettivo pattuito, da indicare comunque nell’atto. Il giudice rimettente prospettava che queste disposizioni, derogando al solo art. 43 e non anche all’art. 44 del dpr 131/86, concernente le vendite immobiliari in sede di espropriazione forzata o di asta pubblica, si ponessero in conflitto con i principi di eguaglianza e di capacità contributiva di cui agli artt. 3 e 53 della Costituzione.

Nella sentenza, la consulta ha dichiarato inammissibile la questione sollevata con riguardo all’art. 53, in quanto non suffragata da argomentazioni idonee a motivare la censura, mentre ha riconosciuto fondati i rilievi concernenti l’art. 3.

Diversamente da quanto ritenuto dalla difesa pubblica, scrive il giudice delle leggi, non si è in presenza di fattispecie ragionevolmente differenziate sul piano oggettivo, «ma di una disparità di disciplina che attiene ad una categoria di immobili sostanzialmente unitaria quanto alla natura ed alla peculiare destinazione.”

L’illegittimità della norma si concretizza quindi nella mancata previsione, a favore delle persone fisiche che acquistano a seguito di procedura espropriativa o di pubblico incanto, del diritto (riconosciuto invece all’acquirente in libero mercato) di far riferimento, per la determinazione dell’imponibile dei fabbricati ad uso abitativo in materia di imposte di registro, ipotecarie e catastali, al valore tabellare dell’immobile. Le disposizioni sul prezzo-valore introdotte dalla legge del 2005, diversamente dal precedente meccanismo di valutazione tabellare che aveva carattere soltanto procedurale in quanto consisteva nella preclusione dell’attività di accertamento, hanno natura sostanziale, perché conferiscono al contribuente un diritto potestativo in ordine alla determinazione della base imponibile con la valutazione catastale. In sostanza, mentre il meccanismo previgente mirava solamente a deflazionare il contenzioso, quello previsto dalla norma del 2005 esprime anche un’evidente valenza agevolativa, laddove consente al contribuente di non scegliere immancabilmente, tra i diversi criteri di determinazione della base imponibile, quello fondato sul valore tabellare, che potrebbe essere meno vantaggioso in situazioni congiunturali avverse, bensì quello ritenuto meno oneroso e quindi più conveniente. Pertanto, la mera differenziazione del contesto acquisitivo del bene non è sufficiente a giustificare la discriminazione di due fattispecie caratterizzate da una sostanziale omogeneità, donde la conseguente declaratoria di illegittimità costituzionale della norma laddove non prevede la facoltà, per le persone fisiche acquirenti di immobili ad uso abitativo e relative pertinenze in sede di espropriazione forzata e di pubblici incanti, di richiedere che, in deroga all’art. 44, comma 1, dpr 131/86, la base imponibile ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali sia costituita dal valore tabellare dell’immobile.

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