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Imposta del donante a sconto

Le persone fisiche hanno facoltà di rideterminare entro il 30 giugno il valore delle partecipazioni possedute al 1° gennaio 2014 (legge 147/2013). Con la possibilità di scomputare dall’imposta dovuta quella già versata in precedenti rivalutazioni. Per le quote ricevute in donazione, il donatario può scomputare l’imposta pagata per la rideterminazione anche se eseguita in passato dal donante. È l’importante conferma data dalle Entrate con un recente interpello.
La facoltà di scomputo, prevista dall’articolo 7 del Dl 70/2011 per le quote possedute al 1° luglio 2011, è applicabile anche alla nuova opportunità di rivalutazione, come indirettamente confermato per la precedente rideterminazione di cui alla legge 228/2012 dalla circolare 1/E del 15 febbraio 2013, risposta 4.1. Non si pagano le rate pendenti della precedente rideterminazione (circolare 47/E/2011).
Le azioni o quote ricevute per donazione assumono per il donatario il medesimo costo fiscale che presentavano in capo al donante (articolo 68 Tuir). Se quest’ultimo aveva eseguito una rivalutazione con versamento dell’imposta sostitutiva, il nuovo valore è fiscalmente riconosciuto anche al donatario.
Qualora la partecipazione abbia oggi valore superiore a quello “affrancato” dal donante, entro il 30 giugno il donatario può fare una nuova rideterminazione. C’era il dubbio se il donatario dovesse pagare l’imposta sostitutiva sull’intero valore al 1° gennaio 2014 determinato da perizia o se potesse scomputare l’imposta a suo tempo versata dal donante. Ad esempio, per una quota rivalutata in passato a 500.000 euro con pagamento di 20.000 euro, se oggi il valore da perizia è di 800.000, il donatario dovrebbe versare 32.000 euro (il 4% del nuovo valore totale) o dedurre i 20.000 pagati dal donante e versarne solo 12.000. La risoluzione 141/E del 2003 (sul realizzo ai sensi dell’articolo 82 Tuir di minusvalenze su partecipazioni “rideterminate”) ha precisato che l’indeducibilità ha carattere oggettivo e non soggettivo e si applica anche al caso in cui la minusvalenza sia realizzata da un soggetto diverso da chi ha rideterminato il costo o valore di acquisto. Da ciò si deduce l’oggettività del valore “rideterminato”, a prescindere da chi abbia effettuato la rideterminazione.
Quindi, tanto il costo fiscalmente riconosciuto in capo al donante quanto la rivalutazione eseguita dallo stesso prima della donazione assumono rilevanza per la posizione fiscale del donatario. Ciò è stato espressamente confermato nell’interpello del 12 maggio 2014 dall’agenzia delle Entrate, direzione regionale della Basilicata, per un donatario che intende effettuare entro il 30 giugno 2014 la rideterminazione ai sensi della legge 147/2013 detraendo l’imposta sostitutiva versata nel 2004 dal donante che si era avvalso della rivalutazione ex articolo 5, legge 448/2001.
Il valore fiscalmente riconosciuto per l’erede è quello dichiarato agli effetti dell’imposta di successione, determinato secondo l’articolo 16 del decreto legislativo 346/1990, in genere il valore della corrispondente frazione di patrimonio netto contabile (circolare 12/E del 2008 e risoluzione 158/E del 2008). Questo vale anche nel caso in cui l’imposta di successione non sia dovuta per effetto della franchigia per ciascun erede. Il costo rivalutato dal de cuius non può quindi essere assunto dall’erede come costo fiscale delle partecipazioni. L’impossibilità per l’erede di utilizzare come costo fiscalmente riconosciuto il valore “affrancato” dal de cuius vanifica l’imposta sostitutiva versata dal defunto, non scomputabile dall’erede per la nuova rivalutazione, tranne per le quote pervenute da successioni apertesi tra il 25 ottobre 2001 ed il 2 ottobre 2006 in cui l’imposta di successione era abolita. Ciò penalizzerebbe il trasferimento per successione, evento estraneo alla volontà delle parti, rispetto alla donazione, atto volontario.
Secondo la Ctp di Treviso (sentenza 16 aprile 2013 n. 28, su un terreno edificabile, ma il principio vale anche per le quote) si determina una duplicazione d’imposta, perché l’imponibile per la rivalutazione dell’erede comprende anche quello della prima rideterminazione operata dal de cuius, con il conseguente diritto dell’erede al recupero dell’imposta sostitutiva pagata dal de cuius. Data l’incertezza, per l’erede è prudente non detrarre tale imposta da quella dovuta per la nuova rivalutazione, ma chiederne eventualmente il rimborso e poi instaurare il contenzioso dinanzi alle Commissioni tributarie.

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