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Importi insufficienti per i professionisti

Importi insufficienti, inadatti a sostenere il comparto professionale, soprattutto se si considera che dovrebbero essere riferiti a tutto il 2020. L’esclusione delle partite Iva dai ristori dello scorso anno appare ancora più ingiustificata guardando all’esiguità dei sostegni. Bene il superamento dei codici Ateco, ma era necessario fare di più. Queste, in sintesi, le reazioni delle associazioni di categoria al decreto Sostegni, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 19 marzo. Il decreto comprende per la prima volta tra i fruitori dei contributi a fondo perduto anche i professionisti, sia iscritti alle casse che all’Inps. Tuttavia, come detto, le modalità di calcolo e gli importi degli aiuti non soddisfano il mondo professionale.

Cup. La presidente del Comitato unitario delle professioni e del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro Marina Calderone esprime: «Innanzitutto soddisfazione per il superamento dei codici Ateco, cosa che chiedevamo da più di un anno. Ben venga quindi il nuovo metodo, ma resta il fatto che le risorse sono scarse. Questo non può essere il contributo che ristora i professionisti per tutto l’anno appena passato: tutti hanno dovuto sostenere dei costi fissi e non potranno certo utilizzare questo contributo per ovviare a tutte le spese. Sarà necessario fare di più in futuro».

Confprofessioni. «Dopo cinque mesi di annunci e rinvii è stato finalmente approvato il decreto Sostegni: una prova di equità e coesione sociale da parte del Governo Draghi, che finalmente estende i contributi a fondo perduto anche ai lavoratori autonomi e ai professionisti iscritti alla gestione separata Inps» le parole a ItaliaOggi del presidente di Confprofessioni Gaetano Stella. «I criteri sono corretti, si è deciso di abbandonare il tortuoso percorso dei codici Ateco, ed è stato preso in considerazione il 2020 sul 2019 come termine di riferimento», continua Stella.

«Ma purtroppo le risorse messe in campo sono le stesse di cinque mesi fa, e restano inadeguate: sia per i tempi trascorsi – non dimentichiamo che i professionisti è da maggio del 2020 che non ricevono nessun aiuto da parte dello Stato – sia per l’ampia platea di potenziali beneficiari di questo contributo». Secondo il presidente della Confederazione dei liberi professionisti rimangono poi dubbi in merito alla dotazione finanziaria di 1,5 miliardi di euro per l’esonero dai contributi previdenziali, che potrebbe non essere sufficiente a coprire la platea dei professionisti iscritti alle Casse di previdenza privata e rischia di comprometterne la tenuta. Urgente inoltre considerare il bisogno di liquidità di professionisti e partite Iva: «Nell’attesa di maggiori risorse per ristori e contributi a fondo perduto si sarebbe dovuta dare una seconda opportunità di prestiti agevolati a imprese e partite Iva che hanno bisogno di supporto per la ripartenza dell’attività», le parole di Stella.

Aiga. Altre associazioni, come quella dei giovani avvocati (Aiga) ha contestato ancora più aspramente il testo. Secondo il presidente Antonio De Angelis si tratta «del decreto briciole più che di quello sostegni. Siamo molto delusi dal metodo di calcolo dei contributi. Al di là di tanti giri di parole, il contributo è infatti pari al 5 % della perdita di fatturato tra il 2019 e il 2020. A buona parte dei liberi professionisti, ed in particolare degli avvocati, arriverà un contributo di mille euro, il minimo previsto», le parole del presidente dei giovani avvocati italiani.

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