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Impianti, tecnologie e dipendenti Ecco il piano Telecom per la rete

È un documento stringato di otto pagine l’informativa sullo scorporo della rete inviata dal presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabè, al presidente dell’Agcom, Angelo Cardani. Stringato ma denso di numeri, indizi e segnali sulla più importante partita dell’infrastruttura di telecomunicazioni in Italia. Il dossier che il Corriere ha avuto e che il consiglio dell’Agcom deve ancora analizzare – in questo momento si trova, teoricamente “secretato”, negli uffici tecnici dell’Authority per le prime valutazioni – si compone di due parti: le prime due pagine sono una lettera a firma Bernabè inviata a Cardani e ai suoi consiglieri la sera stessa del 30 maggio, subito dopo il consiglio di amministrazione di Telecom durante il quale è stato deliberato il piano.

L’oggetto è la «separazione volontaria da parte di un’impresa verticalmente integrata». Come già emerso l’offerta dell’ex monopolista – il termine «volontarietà» viene usato più volte nel documento quasi a volerne enfatizzare l’aspetto legato alla trattativa – è la societarizzazione della rete sulla base del modello di Equivalence of input . Scrive Bernabé: «Si dovrà tenere conto delle garanzie aggiuntive di piena parità di trattamento fornite dall’applicazione del modello di Equivalence of input, garanzie che, a parere dello scrivente, dovrebbero assicurare una concorrenza effettiva e sostenibile e, quindi, il superamento di quei limiti concorrenziali posti alla base di misure asimmetriche». Il senso del documento è chiaro: Telecom offre all’Agcom un ghiotto boccone, la separazione della rete divenuta ormai come l’Araba fenice (tutti ne parlano ma nessuno l’ha mai vista), in cambio di un alleggerimento regolatorio. Bernabè chiude la sua lettera «auspicando una specifica audizione sul tema». Terminata la parte istituzionale l’allegato affronta alcuni aspetti tecnici della nuova organizzazione. Diciamo subito che c’è un grande assente: nel documento si parla solo della cosiddetta fase uno, la separazione sic et simpliciter della rete di accesso (Opac) da Telecom senza che cambi la proprietà della stessa. Insomma, seppure separata, Opac sarebbe controllata al 100%. Un particolare non secondario visto che pur con le dovute garanzie sulla parità dei prezzi per TI Service Co e per gli operatori alternativi che operano sul mercato della rete fissa (Vodafone, Wind, Fastweb e Bt) il margine resterebbe in capo allo stesso gruppo. È questo uno dei passaggi più delicati della societarizzazione della rete. Telecom ha appena subìto una maximulta Antitrust di oltre 100 milioni anche per l’asimmetria dei prezzi. Non a caso nel dossier il gruppo sottolinea che «gli attuali accordi interni (i cosiddetti contratti di servizio) tra Open Access e le divisioni commerciali di TI verrebbero sostituiti da “veri e propri contratti” tra società separate, TI Service Co e Opac, del tutto analoghi a quelli che verrebbero sottoscritti tra gli operatori alternativi e la stessa Opac».

Senza la fase due, con l’ingresso di altre società nel capitale di Opac, in primis la Cdp, resterebbe da sciogliere il nodo dei flussi e dei margini che rischiano di appiattire i vantaggi di un prezzo unico sul mercato. Telecom chiede all’Agcom che anche la sola fase uno (società al 100% TI) venga riconosciuta come «fortemente precompetitiva» in maniera tale da «determinare una significativa attenuazione delle attuali misure regolamentari, finalizzate proprio a prevenire ex ante le conseguenze di queste problematiche». Ma proprio ieri il viceministro Antonio Catricalà ha toccato il nervo scoperto dicendo in audizione alla camera che «sono le regole di mercato e Cdp che dovranno definire» di chi sia la maggioranza della società. Non è stato meno incisivo il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, secondo il quale lo scorporo della rete «potrebbe essere un espediente per evitare gli obblighi regolamentari che incombono».

Nel grafico contenuto nell’informativa si vede con chiarezza il perimetro di ciò che dovrà finire nella nuova società: tutti gli apparati passivi dalle centraline in poi ma anche le proprietà intellettuali e il personale. Resteranno invece in capo a TI Service il Wlr (Wholesale line rental) e il Bitstream per i servizi in rame e fibra (dove peraltro Telecom ha l’80% della clientela). Il piano prevede inoltre che Opac acquisti o affitti immobili, tecnologie ed energia esclusivamente da TI Service. Rimangono abbastanza generici i punti sulla governance (non a caso Franco Bassanini della Cdp e l’ad di Telecom Marco Patuano hanno discusso in queste ore se si debba considerare la governance sulle regole di accesso o sugli investimenti) e sull’apertura della struttura dell’ultimo miglio Fttc (Fiber to the cabinet e resto in rame) che Telecom ha prediletto negli ultimi due anni.

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