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Impennata dei fallimenti nel 2011

di Emanuele Scarci

Fallimenti a livello record nel 2011 ma concordati preventivi in deciso calo. Nel 2011 sono state registrate 11.707 domande di procedure fallimentari, con una crescita del +4% rispetto agli 11.289 casi del 2010. Ben più preoccupante il raffronto su un arco temporale più lungo: +25% rispetto ai 9.383 casi del 2009, quando la crisi economica aveva già cominciato a manifestarsi in tutta la sua gravità.

«Siamo a livelli di record storico – conferma Filippo Lamanna presidente della sezione fallimentare del tribunale di Milano – con default di dimensioni mostruose, a volte con passivi da 500/600 milioni e spesso da 100/200 milioni maturati nell'ultimo anno e mezzo. L'eccezionalità del momento però è dato da un particolare: oggi abbiano in corso sia le procedure che prima venivano trattate dalle banche che foraggiavano l'azienda debitrice sia i fallimenti "normali" che si sono moltiplicati».

«Sono dati che non meravigliano – commenta Giorgio Fiore, presidente di Confindustria Campania – e se non si fa subito qualcosa il 2012 sarà anche peggio. E non è l'effetto solo della crisi economica ma anche del blocco dei pagamenti della pubblica amministrazione. E della paralisi totale dell'edilizia».

Sul versante congiunturale non va meglio perché il trend è in accelerazione: secondo i dati Cribis D&B, società specializzata nella business information, nel quarto trimestre 2011 le procedure fallimentare sono state 3.313, in crescita rispetto ai primi tre trimestri dell'anno quando i casi rilevati erano stati rispettivamente 2.908 a fine marzo, 3.301 a giugno e 2.185 a settembre.

Anche i dati forniti da Cerved Group sono in linea: stimano oltre 12mila casi di default, il massimo registrato in un singolo anno rispetto alla riforma della disciplina fallimentare del 2006. Le imprese più colpite sono state le Pmi con un attivo compreso tra i due e i 50 milioni di euro. «Il conto della crisi è pesante – commenta Gianandrea De Bernardis, ad di Cerved Group -. Tra il 2009 e il 2011 sono state aperte 33mila procedure fallimentari da parte di altrettante imprese, con 300mila addetti. Per lo più aziende già in difficoltà prima della recessione. Ora bisogna intervenire sul fronte della liquidità: il rischio che gli effetti negativi si ripercuotano anche sulle aziende sane, ma prive di risorse finanziarie, diventa molto concreto».

La maggior parte dei fallimenti ha coinvolto, secondo Cribis D&B, la Lombardia, regione simbolo delle imprese industriali e dei servizi: da gennaio a dicembre 2011 sono state 2.613 le procedure concorsuali, di gran lunga la più interessata dal fenomeno con un peso superiore al 22% rispetto al totale. Seguono, con meno della metà di casi, Lazio e Veneto, rispettivamente con 1.215 e 1.122 casi. Più distanti Campania, 1.008, Emilia Romagna, 899, Toscana 857, Piemonte 843 e Sicilia, 601.

«L'anno scorso a Milano – interviene Roberto Fontana, magistrato della sezione fallimentare – si sono registrati 1.056 fallimenti, 87 concordati preventivi e 26 accordi di ristrutturazione. Il 70% in più rispetto a tre anni fa. Il fatto è che in Italia mancano strumenti di monitoraggio dell'insolvenza, come in Francia. Quando si arriva al default nel nostro paese non ci sono più attivi. Quel poco che rimane viene rastrellato dal fisco e dai dipendenti. Per i creditori chirografari, di solito, non c'è nulla».

I settori maggiormente in difficoltà sono quelli più bersagliati dalla congiuntura: in primis, l'edilizia e il commercio. In dettaglio, costruzione di edifici (1.378 fallimenti), commercio all'ingrosso di beni durevoli (917), installatori (916), servizi commerciali (702), commercio all'ingrosso di beni non durevoli (650). In frenata invece le domande per accedere al concordato preventivo: secondo Cerved Group, nel 2011 il numero delle domande è calato del 6% a 965 casi, ma di un valore ancora del 70% superiore rispetto a quello osservato nel 2008. Si allenta anche la morsa sul manifatturiero per il secondo anno consecutivo: scende il numero di concordati del -17,2%. E per il 2012? «I concordati – conclude Lamanna – sono una piccola parte rispetto ai fallimenti. E questi ultimi, dopo il boom del 2011, credo avranno un trend discendente».

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