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Impatto soft dalle mosse sui bilanci di Fed e Bce

«La riduzione del bilancio della Federal Reserve sarà più dolce di quanto non ci si aspetti», prevede Rodney Jones di Wigram Capital. «La Fed sarà molto cauta in questa operazione, non correrà il rischio di anticipare il ciclo economico ma starà ben dietro», aggiunge Mark Kingdon di Kingdon Capital. «Se la Fed inizia a smaltire i titoli di Stato che ha acquistato, le altre banche centrali continuano invece a creare moneta», chiosa Al Breach di Gemsstock. «Dunque nessun trauma». Se si chiede ai gestori di alcuni grandi hedge fund internazionali (riuniti ieri a Milano nell’annual investor organizzato da Ceresio Group) cosa potrebbe accadere sui mercati finanziari quando la Banca centrale americana inizierà a ridurre il suo gigantesco bilancio, le risposte sono più o meno tutte uguali: poco o nulla. Potrebbero salire i rendimenti dei titoli di Stato Usa, certo. Ma nessuno prevede alcunché di stravolgente. E in effetti, uscendo dal microcosmo dei gestori di hedge fund per entrare nel macrocosmo dei mercati finanziari, ieri sia le Borse sia i titoli di Stato hanno ostentato grande calma.
Il dibattito è partito dopo che, mercoledì sera, si è scoperto che la maggioranza del consiglio della Federal Reserve «ritiene probabile una revisione a fine anno della politica di gestione del proprio bilancio». Insomma: la banca centrale americana potrebbe iniziare a ridurre il suo bilancio da 4.400 miliardi di dollari. Questo significa, in parole povere, che la Fed farà l’esatto opposto di quanto ha fatto dal 2008 in poi: se con il quantitative easing per anni ha comprato miliardi e miliardi di titoli di Stato e di obbligazioni legate ai mutui, ora potrebbe fare l’esatto opposto. Per questo la notizia avrebbe potuto preoccupare i mercati: l’idea che ci possa essere un gigante come la banca centrale che inizia a vendere titoli sul mercato non è certo allettante. Allora perché il mercato non si preoccupa? Per almeno due motivi: Uno: mentre la Fed “dimagrisce”, le altre banche centrali continueranno a comprare titoli e dunque a sostenere il mercato. Proprio ieri la Bce ha confermato il suo impegno. Due: la Fed sarà probabilmente molto “dolce” e graduale nel ridurre il bilancio.

Cuscino da 21mila miliardi
Mps Capital Services li ha definiti «Gemelli diversi». Perché mentre la Fed annunciava la futura riduzione del suo bilancio, Mario Draghi ieri ha confermato che non c’è la necessità di cambiare l’atteggiamento accomodante della Banca centrale europea. Se una tira indietro la mano, insomma, l’altra grande banca centrale continua a comprare titoli di Stato e a stampare moneta. Questo è il primo motivo per cui il mercato non è preoccupato per la decisione della Fed: perché la Bce continua (almeno nel 2017) a creare moneta e la Bank of Japan idem. Nel mondo – calcola Bloomberg – le 10 principali banche centrali hanno bilanci pari a 21mila miliardi di dollari: secondo i dati di Yardeni Research, la Fed ha una “panciona” da 4.400 miliardi di dollari, la Bce da 4.100 miliardi (sempre di dollari), la Banca del Giappone da 4.300 miliardi e la Banca centrale cinese da 5mila. Il fatto che una di queste banche centrali inizi a ridurre il suo bilancio gradualmente, di fronte a un’economia in crescita, non è dunque nulla che possa impensierire gli investitori. E non preoccupa neppure il fatto che anche la Bank of China, che attualmente detiene 1.100 miliardi di titoli di Stato Usa, stia alleggerendo il bilancio: «La Banca cinese sta da tempo riducendo le riserve e dunque i titoli Usa in bilancio – osserva Rodney Jones di Wigram Capital -. Ma lo farà molto gradualmente».

Dimagrimento «dolce»
Oltre a confidare nella “stampella” delle altre banche centrali, il mercato ha anche un’altra convinzione: che la Fed si muoverà con grande gradualità. Secondo molti investitori, per ridurre il bilancio la Fed non inizierà a vendere nel senso letterale del termine i titoli di Stato che attualmente ha in bilancio. Più probabilmente, invece, smetterà di reinvestire il capitale incassato dai titoli che scadono in nuovi titoli. «Sulla base delle informazioni che ho raccolto, credo che la Fed ridurrà gradualmente i reinvestimenti – osserva Al Breach di Gemsstock -. Se ora reinveste in nuovi titoli di Stato il 100% dei capitali incassati dai titoli in scadenza, potrebbe iniziare a farlo solo per l’80% e piano piano smettere del tutto», osserva Al Breach di Gemsstock.
Insomma: Janet Yellen ha molti modi per rendere “digeribile” la sua decisione. «La Fed ha l’obiettivo di mantenere una crescita economica stabile – aggiunge Mark Kingdon di Kingdon Capital -. Non si comporterà dunque in maniera aggressiva». Così il futuro “dimagrimento” della Fed sembra non preoccupare. Gli hedge fund riuniti a Milano sono tutti ottimisti sul futuro dell’economia e della Borse. L’unica fonte di preoccupazione è la Cina, con il suo gigantesco debito. «La prossima crisi partirà dalla Cina, ma non subito», commenta Rodney Jones.

Morya Longo

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