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Immobili Tre bonus sotto il tetto In edicola il manuale su come pagare meno tasse

Gli immobili restano, nel bene e nel male, sorvegliati speciali del Fisco. Nel male con l’arrivo della nuova Imposta unica comunale che comprende l’Imu, la Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, e la Tari (la tassa rifiuti). Il ricshio è che anche con l’abolizione dell’Imu sull’abitazione principale, si finisca per pagare più o meno la stessa cifra del 2012. Mentre per gli altri immobili il rischio potrebbe trasformarsi in certezza. Ma per fortuna ci sono anche novità positive come la conferma e l’estensione di due agevolazioni che hanno riscosso grande successo: le detrazioni sulle ristrutturazioni edilizio e quelle sul risparmio energetico.
Ristrutturazioni
Per le spese relative ad interventi di recupero del patrimonio edilizio sostenute nel 2013 e per quelle che verranno affrontate anche nel 2014 la detrazione è pari al 50%, nel limite di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. L’aliquota sarà ridotta al 40% dal 2015. Le regole sono rimaste invariate: la detrazione va ripartita in 10 rate uguali. E’ necessario pagare con bonifico bancario e postale. Ai fini della detrazione della spesa si deve far riferimento al criterio di cassa e cioè alla data dell’effettivo pagamento indipendentemente dalla data degli interventi. La detrazione va ripartita tra i comproprietari in base all’effettivo sostenimento dell’onere. Hanno diritto al bonus fiscale sia i proprietari, sia i loro familiari (anche se non detengono quote dell’immobile) purché conviventi all’inizio dei lavori. I familiari possono beneficiare della detrazione a condizione che sostengano la spesa, e che le fatture e i bonifici siano a loro intestati. Il bonus spetta anche se le autorizzazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile e non al familiare che poi usufruirà della detrazione (purché vengano rispettate le altre condizioni previste). Tra i familiari rientrano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo. Non è necessario che l’immobile sia considerato abitazione principale. Ma è sufficiente che sia una delle abitazioni in cui avviene la convivenza (quindi anche una seconda casa) . Ammessi agli sgravi anche gli inquilini, i comodatari autorizzati dal proprietario, il nudo proprietario, l’usufruttuario o a chi ha il diritto di abitazione.
L’agevolazione spetta anche a chi, dopo aver stipulato il preliminare di compravendita, ha già il possesso del bene, ma solo se ha registrato il compromesso.
Mobili
Chi ha effettuato lavori di ristrutturazione nel 2013 può beneficiare nella dichiarazione dei redditi di un’altra importante agevolazione: la possibilità di detrarre dall’Irpef il 50% della somma spesa per l’acquisto di nuovi mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+ (A per i forni e le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica): ad esempio lavatrici, frigoriferi, congelatori, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, forni a microonde apparecchi per il condizionamento. La detrazione va calcolata su un importo massimo di 10.000 euro da ripartire in dieci quote annuali tra gli aventi diritto e per ogni immobile ristrutturato. Nel tetto dei 10.000 euro possono essere conteggiati anche i costi di trasporto e di montaggio. Il risparmio massimo in termini di minore Irpef è quindi di 500 euro l’anno per 10 anni (massimo 5.000 euro). L’agevolazione è in vigore anche per tutto il 2014.
Mobili ed elettrodomestici devono essere relativi ad immobili oggetto di interventi agevolati con il bonus del 50%. Non è necessario che ci sia un collegamento fra i mobili e l’ambiente ristrutturato. La spesa è agevolabile anche se i beni sono destinati all’arredo di un locale diverso da quelli oggetto di intervento edilizio. Si può scontare, insomma, la fattura del divano anche se si è rifatto solo il bagno.La data di inizio lavori di ristrutturazione deve precedere quella dell’acquisto. Le spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici possono essere sostenute anche prima,, a condizione che i lavori siano già stati avviati come risultante dalle eventuali abilitazioni amministrative o comunicazioni richieste.
Anche per questo tipo di spese si paga con bonifici bancari o postali. Ammesso anche il pagamento con carte di credito e bancomat, ma non con assegni o contanti.

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