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Immobili e titoli non fanno residenza

La titolarità di immobili, automobili e titoli azionari in Italia non costituisce valida prova per attribuire a un cittadino la residenza fiscale italiana. È quanto si legge nella sentenza n. 5330/35/17 della Ctp di Milano. Il caso trattato dal collegio meneghino riguardava un contribuente formalmente residente in Svizzera, sul quale erano state condotte delle indagini per stabilirne l’effettiva residenza fiscale, attesa l’ampia disponibilità di beni e interessi nel territorio Italiano. Nell’accertamento, oggetto dell’impugnazione, venivano raccolti vari elementi, volti ad avvalorare la presunzione della residenza fiscale in Italia, tra cui il possesso di immobili, la sottoscrizione di polizze assicurative e finanziarie e l’intestazione di un’autovettura. Il concetto di residenza fiscale è sintetizzato nell’art. 2, comma 2, del Tuir, secondo cui «ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile». Per le nozioni di domicilio e residenza, dunque, si fa riferimento a quanto stabilito dall’articolo 43 del codice civile: «Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale». Il verificarsi di una sola di queste condizioni fa sì che il soggetto, seppur formalmente stabilito all’estero, sia ancora considerato fiscalmente residente in Italia e pertanto rientri nel disposto di cui all’art. 3 del Tuir, in base al quale il soggetto fiscalmente residente in Italia deve assoggettare a tassazione i proventi del proprio lavoro ovunque prodotti. Nella circolare n. 304/E/I/2/705 del 2/12/ 1997, è precisato che «la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’Aire non costituisce elemento determinante per escludere la residenza o il domicilio dello Stato, ben potendo, questi ultimi, essere desunti con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici». Nel caso di specie, sussistevano tutti i requisiti formali per considerare il contribuente cittadino svizzero (residente da lungo tempo oltre confine, con cancellazione dall’anagrafe italiana), mentre le prove raccolte dalle entrate per sostenere la residenza in Italia, ovvero il possesso di beni immobili, mobili registrati e titoli, non sono state ritenute sufficienti dalla Commissione, per l’assoggettamento a tassazione.

Benito Fuoco

[omissis] Emerge pacificamente dalla documentazione prodotta in allegato ai ricorsi (v allegati da 2 a 6), ivi compresa la dichiarazione consolare in data 15/1/2014, che la ricorrente in base all’estratto del registro svizzero dello stato civile è stata naturalizzata quale cittadina svizzera già in data 5/6/1989 e ha perso la cittadinanza italiana in pari data 5/6/1989. Risulta inoltre cancellata dalle liste elettorali del comune di Milano in data 31/1/1992 per perdita di cittadinanza.

La ricorrente risulta inoltre residente a ( ) dal 1974 almeno sino al 2014 ed è soggetto illimitatamente imponibile per tassazione federale, cantonale e comunale nella Confederazione Elvetica ove ha provveduto ai relativi adempimenti fiscali come da documentazione sempre allegata in ricorso.

Alla luce di tale elementi non risulta applicabile nel caso di specie la presunzione di cui all’art 2 comma 2 bis Tuir dpr 917/86 per cui si considerano residenti in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in stati esteri aventi un regime di fiscalità privilegiato operando tale presunzione solo per il cittadino italiano con residenza estera formale (v. sentenza Cassazione 10/10/2014 n. 21438).

Nel caso di specie al contrario si rileva che la ricorrente ha dimostrato di aver perso la cittadinanza italiana e avere acquisito quella svizzera dal 1989 e quindi molti anni prima dei periodi fiscali oggetto di accertamento.

Inoltre gli elementi fattuali indicati negli atti impositivi, ivi compresa la titolarità di immobile in Milano, peraltro nella disponibilità di figli della ricorrente, e la disponibilità di pacchetti azionari di società italiana, alla luce delle complessiva ricostruzione offerta nei ricorsi, non costituiscono elementi probatori idonei a dimostrare da parte della Amministrazione Finanziaria la permanenza della ricorrente nel territorio dello Stato nei periodi oggetto di accertamento e il fatto che nel territorio Italiano la ricorrente avesse ancora in quei periodi il centro della sua attività, dei suoi affari e dei suoi interessi.

All’accoglimento dei ricorsi riuniti all’udienza odierna consegue la condanna della parte resistente alla rifusione delle spese in favore della ricorrente liquidate in complessive euro 3.000,00 onnicomprensive, oltre oneri accessori.

PQM La Commissione accoglie i ricorsi riuniti.( ).

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