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Immobili, tassa unificata

Sono di questi giorni le voci che vedrebbero imminente una riforma del sistema di tassazione del patrimonio immobiliare attraverso l’accorpamento e la semplificazione nei calcoli dei tributi dovuti dai contribuenti.

Esigenze di mutamento confermate anche dal sottosegretario del Ministero dell’Economia Enrico Zanetti che da tempo avrebbe elaborato una bozza di revisione dell’intero impianto normativo alla base delle imposte Imu e Tasi.

Cosa dire, l’attuale sistema è stato così artatamente complicato che, a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica, qualsiasi cambiamento non potrà certo che migliorare la confusione in cui cittadini e professionisti del settore hanno dovuto operare nel corso dell’anno.

Per ricordare, il D.L. 147/2013 e le successive modifiche hanno creato, all’interno del sistema impositivo degli Enti Locali, separati canali tributari laddove, forse, l’acronimo Iuc (Imposta «Unica» Comunale) tutt’altro avrebbe dovuto intendere. È pur vera l’oggettiva difficoltà di fondere il presupposto impositivo del possesso dell’immobile a fondamento dell’Imu con quello della fruizione di servizi posto per il calcolo della Tasi e della Tari. Tuttavia, sarebbe stato opportuno un maggior sforzo da parte del legislatore, soprattutto, per non creare quel caos normativo che si è creato nel periodo di imposta corrente e che, ad oggi, non è ancora terminato viste le imminenti scadenze di metà dicembre.

Non basta nemmeno l’avvio della tanto sospirata riforma del catasto a far quietare gli animi insofferenti dei contribuenti e dei professionisti in quanto il cammino è si iniziato ma la strada è lunga se si pensa che andranno censiti circa 62 milioni di immobili presenti sul territorio. Eppure, in proposito mi chiedo, quale amministratore prima di intraprendere qualsiasi piano di sviluppo d’impresa non provvede a «inventariare ed organizzare» le risorse a sua disposizione? Allo stesso modo, come può un sistema impositivo equo, nel programmare il gettito fiscale, prescindere dal censire gli immobili che saranno posti alla base del calcolo delle imposte patrimoniali? Al solito si può rispondere meglio tardi che mai.

Nel tornare al punto focale della questione le distorsioni generatesi nell’applicazione della Tasi forse derivano dalla «delega» che il sistema centrale ha effettuato nei confronti degli Enti Locali a cui è stato demandato, in applicazione dei principi del federalismo fiscale, il compito di stabilire con proprie Determine aliquote, detrazioni e modalità di calcolo del tributo.

Conseguenza è stata il proliferare di provvedimenti locali con i contenuti più disparati che hanno minato quella che ricordiamo dovrebbe essere alla base di ogni sistema giuridico, anche quello impositivo, la certezza del diritto.

Traducendo in pratica professionale la complessa normativa Imu – Tasi, i nostri studi sono stati letteralmente sommersi da delibere comunali molto spesso dissimili tra di loro in contenuti e presupposti. Delibere che poi sono state implementate nei sistemi informatici e «letteralmente» confrontare con le innumerevoli casistiche che i clienti hanno, loro malgrado, sottoposto alla nostra attenzione.

Se ipotizziamo per ogni comune, oltre 8.000, la previsione, al ribasso, di almeno cinque casistiche diverse di possesso dell’immobile ai fini Tasi da miscelare alchemicamente con detrazioni base, per familiari, per rendita catastale e per reddito le percentuali teoricamente applicabili potranno superare, di gran lunga, 40/50000 aliquote teoriche.

Ora, mi domando nuovamente, dov’è la certezza della norma?

Non senza rammarico e con altrettanto spirito polemico mi chiedo, come credo ognuno di noi, se il legislatore ha provato, almeno una volta ad effettuare il calcolo manuale dell’imposta così da rendersi conto della complessità e dell’incertezza del medesimo. Il tutto in completo spregio all’art.6 c.3 dello Statuto del contribuente ove si stabilisce che la norma sia, di fatto, comprensibile ai contribuenti sforniti di conoscenze in materia tributaria. Anche per questo sarebbe stato auspicabile che al tavolo dei tecnici, accanto al legislatore, vi fosse stato qualcuno che poi la norma, di fatto, l’avrebbe dovuta applicare.

Ulteriore spunto di riflessione può essere tratto cambiando completamente ottica di visione del problema, ovvero soffermando l’attenzione sulla fase di accertamento e riscossione dei tributi Imu e Tasi da parte degli Enti Locali.

I Comuni saranno in grado di calcolare esattamente gli importi accertati delle imposte e nel contempo riusciranno a porre in essere la successiva fase di riscossione coattiva ove il contribuente abbia omesso i versamenti spontanei?

Temo di no e saremo costretti a subire, a breve, la notifica di Avvisi di Liquidazione per calcoli errati o carenti e questa volta non per quella famigerata, ed altrettanto infondata, «furberia» del contribuente italiano ma piuttosto per la materiale incertezza delle spettanze tributarie.

Come potrà il piccolo Comune di poche migliaia di abitanti dotarsi di un sistema informatico che riesca ad esempio a riconciliare il pagamento del 90% della Tasi da parte del locatore con aliquota ordinaria con il restante 10% dovuto dal conduttore questa volta con aliquota prima casa il tutto gravante su un unico immobile.

Personalmente lo trovo arduo per le piccole basi dati dei nostri studi immaginiamo cosa potrà accadere negli Uffici Tecnici e di Ragioneria degli Enti Locali.

Orbene, se proprio si deve parlare di federalismo fiscale perfetto perché il Legislatore, ed in sua assenza, gli Enti Locali non hanno previsto un sistema di accertamento in cui sia l’Ente impositore ad inviare i calcoli dei tributi direttamente al contribuente il quale avrebbe avuto il solo onere di verificare, eventualmente, la correttezza di quanto richiesto invece di fornire un “motore di calcolo” spesso senza esaustive istruzioni sui siti istituzionali?

Ed ancora, le eventuali sanzioni comminate per errori di calcolo sono realmente dovute laddove lo Statuto del Contribuente all’art.10 c.3 non permette l’irrogazione delle medesime in caso di «obiettive condizioni di incertezza»?

Non ho mai amato scrivere e lasciare punti interrogativi disseminati nel discorso ma il tema trattato purtroppo lo impone se non altro per sottolineare i punti di criticità da superare.

Ove il legislatore non lo avesse ancora compreso credo sia arrivato il momento di mettere mano, profondamente, al sistema tributario degli Enti Locali nel caso qui trattato con un auspicato accorpamento dei tributi Tasi – Imu, una reale semplificazione nel calcolo dei medesimi e con il conseguente riavvicinamento dello Stato ai professionisti del settore.

Una riforma che permetterebbe, nel contempo, di colmare anche quella distanza che oramai i cittadini percepiscono sempre più incolmabile tra gli apparati di governo centrale ed i reali problemi quotidiani che si devono affrontare per il perdurare della stagnazione che affligge il sistema paese.

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