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Immobili slegati

Contro l’ordinanza del Tribunale che libera l’immobile dall’ipoteca iscritta da Equitalia è inammissibile il ricorso straordinario per Cassazione ex articolo 111, settimo comma, della Costituzione. Il provvedimento è infatti sì decisorio, ma non definitivo: può ben essere ridiscusso in sede di cognizione piena. È quanto emerge dalla sentenza n. 7525/12, pubblicata il 15 maggio dalla terza sezione civile della Cassazione.

Valenza universale. Che l’ordinanza «incriminata» abbia natura decisoria non ci sono dubbi: deriva da un procedimento contenzioso a carattere sommario che ha per oggetto diritti. E il principio vale sia se l’iscrizione è cancellata sia se risulta confermata. L’ordinanza del Tribunale, nella specie, è emessa a seguito dell’udienza di comparizione fissata dal presidente dell’ufficio giudiziario e dopo l’espletamento del contraddittorio con Equitalia. E secondo il concessionario della riscossione la disciplina della purgazione dell’ipoteca non si può applicare all’esecuzione esattoriale.

Il punto è che le censure non possono neppure essere esaminate: il ricorso risulta inammissibile perché il provvedimento del Tribunale non può essere equiparato a una sentenza.

In sede di cognizione piena, infatti, con una domanda di accertamento delle condizioni di cancellazione, positivo o negativo, l’ordinanza può essere rimessa in discussione: è tutt’altro che definitiva, insomma.

In passato il principio di diritto è stato affermato rispetto a ricorsi in cui si impugnava il provvedimento del presidente del Tribunale che dichiarava inammissibile la domanda di liberazione da ipoteche senza procedere alla designazione del giudice del procedimento e, dunque, alla fissazione dell’udienza di comparizione (e ciò ritenendo che l’irritualità del provvedimento di chiusura non influisse comunque sul regime applicabile). Si arriva ad analoghe conclusioni per qualsiasi ipotesi di definizione del procedimento di liberazione, anche quando il provvedimento risulta adottato in situazione di contesa fra le parti.

Carte in tavola. Inutile, per Equitalia, invocare l’overruling, vale a dire il cambio della giurisprudenza in corso d’opera da parte della Suprema corte: sussiste un solo precedente di segno contrario e, dunque, non si verifica alcun problema di regole stravolte work in progress. Il concessionario della riscossione ottiene almeno la compensazione delle spese di lite perché il mutamento di indirizzo, pure rispetto a un precedente solo, è avvenuto dopo la proposizione del ricorso.

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