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Immobili, maneggiare con cura

«Giudico negativamente la vendita forzata dei beni immobili delle Casse previdenziali. Oggi il mercato non riprende: i dati che ci forniscono le associazioni di categoria sulle vendite del mattone sono assolutamente negativi, quindi c’è la necessità, per quel riguarda la proprietà complessiva delle Casse, di tempi più lunghi».

L’apertura arriva da Lello Di Gioia, presidente della commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti previdenziali, nel corso del forum «Il comparto immobiliare negli investimenti delle Casse di previdenza» promosso dalla Cassa ragionieri a Roma. «Lo abbiamo già comunicato al ministero dell’economia e delle finanze, e credo che ci ascolteranno, perché è giusto che non si svenda il patrimonio degli enti previdenziali professionali». L’Istituto previdenziale ha lanciato, tramite il suo presidente Luigi Pagliuca, un appello ad un «percorso condiviso tra governo, enti previdenziali e mondo bancario per lo studio di soluzioni che facciano da sostegno all’accesso al credito agevolato riservato ai consumatori che aspirano all’acquisto della prima casa e, magari, ai professionisti che vorrebbero dotarsi di un ufficio di proprietà». «Per vendere una parte del patrimonio immobiliare di proprietà delle Casse di previdenza, che in alcuni casi registra anche una bassa redditività, è necessario effettuare un’attenta analisi del mercato e delle condizioni economico-finanziarie del contesto in cui si intende andare ad operare.

I dati rilevabili in questo delicato momento storico», ha concluso il numero uno dei ragionieri, «fanno emergere una preoccupante debolezza del mercato e incertezze sulle previsioni di ripresa».

«Da parte del ministero dell’economia c’è la disponibilità a trovare un’intesa che possa soddisfare sia l’ente controllore sia le Casse, quindi sui vincoli temporali dei cinque anni, ad esempio, sicuramente ci sarà maggiore predisposizione alla comprensione», ha sottolineato Mauro Marè, presidente del Mefop (società partecipata dal Mef) e ordinario di Scienza delle finanze presso l’Università della Tuscia.

«La previsione normativa di smobilizzare, in tempi assegnati dallo schema di decreto del Mef, buona parte dei patrimoni immobiliari delle Casse previdenziali può abbattersi negativamente sugli equilibri delle Casse», ha evidenziato Simone Boschi, consigliere di amministrazione della Cassa ragionieri. «Questa previsione, infatti, può incidere sui flussi finanziari, sulle auspicate plusvalenze, sull’adeguatezza delle future prestazioni pensionistiche, cioè proprio quelle, maturate con il sistema contributivo, che saranno già di per sé estremamente basse e sottodimensionate rispetto a quelle correnti, quelle che invece risentono dei prodigiosi effetti del devastante sistema retributivo, proveniente da tempi in cui si faceva previdenza non preoccupandosi dell’effetto boomerang che avrebbe di lì a breve scatenato il teorema di Anchise secondo cui il peso previdenziale dei padri ricade sulle spalle dei figli».

Alla manifestazione ha preso parte anche Andrea Mandelli, senatore di Forza Italia: «Ogni realtà deve avere la possibilità di gestire autonomamente il proprio patrimonio. Ciò che proprio non riusciamo ad accettare è però il diktat imposto sui tempi rapidi di dismissione, mettendo a rischio la patrimonializzazione di un ente, che deriva dai versamenti degli iscritti. Ecco perché è un provvedimento che non accettiamo e che contrasteremo». «Oltretutto», ha continuato, «il momento storico non è dei migliori. Il mercato immobiliare, da sempre termometro dell’economia e fattore di traino per la crescita, oggi non tira».

In conclusione, Elisabetta Polentini, consigliere nazionale sindacato Anc, ha sottolineato come oggi «circa il 90% degli immobili di proprietà delle Casse sia di natura residenziale: occorre tenere conto dei diritti di prelazione degli inquilini. Esiste dunque un aspetto sociale da non sottovalutare. In più, il mattone nelle casse previdenziali è considerato dagli iscritti, che sono opinione pubblica, quale sostenibilità futura della propria pensione».

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