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Immobili, dialogo facoltativo

Sull’obbligo del contraddittorio preventivo, l’Agenzia delle entrate ha le mani legate. L’assenza di una norma che lo preveda, infatti, rende gli accertamenti privi di questa indicazione, comunque validi e non annullabili in autotutela. Tuttavia l’Agenzia tende una mano al contribuente, supplendo in un certo senso alla legge, e aumentando, con la prassi, i casi in cui invita i suoi uffici a chiamare il contribuente e a confrontarsi prima di spiccare l’avviso di accertamento. L’ultimo invito, in ordine di tempo, è quello relativo agli accertamenti immobiliari. Con la circolare 16/2016, infatti, l’Agenzia delle entrate prova a correggere il tiro dell’eccessiva rigidità della legge e chiede ai suoi funzionari «uno sforzo motivazionale supplementare rispetto a quanto richiesto dalla normativa» con l’obiettivo di ridurre i margini di conflittualità con i contribuenti. È questo il bon ton delle verifiche immobiliari che traccia il viceministro all’economia Enrico Zanetti, rispondendo ieri, in commissione finanze della camera, all’interrogazione di Daniele Pesco, Movimento 5 stelle sui servizi del programma televisivo Striscia la Notizia che hanno denunciato gli uffici dell’Agenzia delle entrate per aver contestato ai contribuenti i valori di vendita di alcuni immobili «in maniera arbitraria» si legge nel documento, «e in assenza di qualsisia verifica in loco e contraddittorio con il contribuente». Gli interroganti evidenziano che l’Agenzia, con la circolare 16/2016 sui controlli, avrebbe dato indicazioni agli uffici sul modus operandi delle verifiche immobiliari e chiedono pertanto l’annullamento in autotutela degli avvisi di accertamento emanati in maniera difforme dalla circolare.

Il viceministro Zanetti ricorda che il quadro normativo di riferimento non prevede un obbligo nel seguire un sopralluogo o redigere una perizia di stima, quali condizioni di validità dell’atto impositivo. Per quanto riguarda l’obbligo del contraddittorio preventivo con il contribuente, poi, nella risposta si ricorda che, proprio la Corte di cassazione sezioni unite (24823/15) ha affermato che «il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’amministrazione fiscale, che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, in assenza di specifica prescrizione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale, comportante, in caso di violazione l’invalidità dell’atto». Fine dei giochi dunque? No perché il Fisco interviene in via suppletiva e prova a colmare la lacuna, invitando gli uffici a favorire situazioni che vadano a «ridurre i margini di conflittualità con i contribuenti, nell’ottica di una positiva evoluzione del rapporto fisco-contribuente, sempre più basato sulla fiducia, sulla trasparenza e sulla semplificazione». Ma questo percorso non impatta sugli atti già emanati che restano validi: «L’annullamento dell’atto potrà costituire oggetto di valutazione da parte degli uffici» chiosa Zanetti, solo quando emerga una sostanziale infondatezza della pretesa.

Cristina Bartelli

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