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Immobili dello stato da 350 mld

Il patrimonio «complessivo» di beni di tutte le altre amministrazioni centrali e locali, dallo stato ai comuni, ammonta ad almeno 350 miliardi di euro. A riferirlo il direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Stefano Scalera, il quale ha spiegato che la cifra è in difetto poiché ha risposto solo il 53% delle amministrazioni.

Di questo stock, l’Agenzia del Demanio gestisce 46.420 beni per un valore che ammonta a circa 55.6 mld di euro.

Secondo i dati forniti dal direttore dell’Agenzia del Demanio su tutto il patrimonio pubblico sommando 340 miliardi di euro dei fabbricati censiti a 30 miliardi dei terreni censiti si arriva a una stima di 370 miliardi di euro. Scalera ha fatto notare comunque che non è possibile supporre che l’importo del 100% delle amministrazioni dia il doppio poiché il «tasso di risposta» per le grandi città sale al 75%, rendendo quindi i dati ottenuti più significativi di quanto il semplice dato di adesione complessiva (come detto, il 53%) possa far ritenere. I dati comunicati dalle amministrazioni sono relativi a oltre 530 mila unità immobiliari, per una superficie complessiva di oltre 222 milioni di metri quadrati. L’80% delle unità immobiliari comunicate è detenuto da amministrazioni locali. Con riferimento alla destinazione d’uso, il 70% della superficie è utilizzato per lo svolgimento di attività istituzionali e il 47% delle unità immobiliari (percentuale sensibilmente inferiore in termine di superficie) è destinato all’uso residenziale, in gran parte detenuto da comuni, enti previdenziali e Iacp. Infine, i dati comunicati dalle amministrazioni al marzo 2011 hanno permesso di censire quasi 760 mila terreni per una superficie corrispondente a oltre 1,3 milioni di ettari.

Tornando alla gestione dell’Agenzia del Demanio, Scalera ha descritto un doppio binario: i beni strumentali che rappresentano l’80% del valore complessivo e i beni non strumentali che completano il restante 20%.

Di quest’ultima categoria, che vale 10.6 mld, la maggior parte è già con una specifica destinazione d’uso o resa indisponibile dalle normative vigenti. Gli immobili trasferibili agli enti territoriali per 2,1 mld, i terreni agricoli da vendere per 84 mln di euro, il Demanio storico artistico per 3,5 mld di euro e il patrimonio non disponibile per legge di 3,8 mld di euro. I dati presentati ieri non comprendono il portafoglio di beni liberi (oltre 1.500) e non più utili per fini istituzionali del ministero della difesa. Per Vittorio Grilli, ministro dell’economia: «Ci sono tra i 3 e i 5 miliardi di immobili su cui possiamo lavorare subito». Al termine del seminario sulle dismissioni a cui hanno preso parte anche i vertici di Cassa Depositi e prestiti e del Demanio, Grilli ha spiegato che l’ammontare di patrimonio immobiliare in capo allo stato vale 50 miliardi e che questo rappresenta meno del 20% del totale, il restante 80% è degli enti locali. «È chiaro che se vogliamo avere un programma più sostenuto nel tempo», ha precisato il ministro, «la benzina dello stato finisce presto, perciò serve il pieno coinvolgimento degli enti territoriali». Grilli ha riferito che nel corso della riunione sono state esaminate «una serie di possibili soluzioni su come accelerare e mettere in opera questo processo di vendita del nostro patrimonio pubblico per raggiungere l’obiettivo, che noi consideriamo fondamentale, di accelerazione della riduzione dello stock di debito». A breve infine sarà costituito il consiglio di amministrazione della Sgr in cui confluiranno i beni immobiliari, primi 350 immobili pubblici. pubblici e che poi li dovrà valorizzare.

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