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Immobili all’estero, imposta al test Ue

di Maurizio Caprino

Proteste e perplessità hanno ottenuto il primo effetto: l'Ivie (imposta sugli immobili all'estero), introdotta a dicembre dal decreto Salva Italia, è sotto esame da parte della Ue. Secondo indiscrezioni raccolte dal Sole-24 Ore, la direzione generale Fiscalità e unione doganale (Dg Taxud) sta studiando la nuova tassazione (istituita dall'articolo 19, comma 13 del Dl 201/11) per verificare se sia compatibile con i princìpi del Trattato di funzionamento dell'Unione europea (Tfue). La notizia non trova sinora conferme ufficiali e comunque non implica che venga aperta una procedura d'infrazione contro l'Italia. Ma si apre una possibile strada per molti professionisti, i cui clienti hanno già iniziato a interpellarli sulla legittimità del l'Ivie.
Quello che sarebbe in corso è solo uno dei tanti approfondimenti che vengono aperti a Bruxelles sulle norme nazionali degli Stati membri. È certo che la questione è stata portata all'attenzione della Dg Taxud anche da molti italiani proprietari di immobili all'estero, che si ritengono ingiustamente danneggiati perché comunque su questi beni sono già soggetti alla normale tassazione locale. È vero che su quest'ultima la legge italiana riconosce un credito d'imposta (si vedano gli esempi nella tabella sulla destra), ma un aggravio c'è comunque. Anche perché la base imponibile potrebbe spesso essere più penalizzante rispetto a chi ha un immobile sul territorio nazionale: invece di essere la rendita catastale (concetto assente all'estero), è il valore di acquisto, che normalmente è superiore.
Si potrebbe ritenere che ciò influenzi le scelte di chi investe in immobili, portandolo a privilegiare gli acquisti in Italia. Ciò potrebbe configurare una violazione al principio comunitario di libera circolazione dei capitali (articolo 63 del Tfue): un caso analogo si era verificato in passato per le restrizioni all'acquisto di immobili all'estero imposte dall'Austria. Questa è solo un'ipotesi: finora non risulta che la Dg Taxud stia lavorando su una specifica violazione.
Un altro problema aperto dall'Ivie e che potrebbe interessare la Ue riguarda gli stranieri residenti in Italia: stando alla formulazione letterale del Dl 201/11, sarebbero soggette a tassazione anche le case che essi hanno in patria e che a volte possedevano prima di trasferirsi nel nostro Paese. Si tratterebbe dunque di immobili che fungevano da prima abitazione, quindi di natura diversa dagli investimenti di italiani all'estero che la norme vorrebbe prioritariamente colpire.
Alla fine di questa prima fase di studio, la Dg Taxud dovrebbe chiedere chiarimenti al Governo italiano sui profili di violazione del Tfue che verranno eventualmente riscontrati. In base alla risposta, si valuterà se aprire una procedura d'infrazione. I tempi appaiono lunghi.
In ambienti vicini alla Commissione c'è comunque molta cautela sull'esito della vicenda. Si fa notare che il premier italiano Mario Monti ha una conoscenza delle regole e dei meccanismi di Bruxelles tanto approfondita da rendere poco probabile che istituendo l'Ivie si sia commesso un errore a livello comunitario. Viene poi ricordata la prudenza mostrata in questi mesi da Monti verso la Ue.
Resta poi aperto il fronte del possibile contenzioso interno: tra gli addetti ai lavori, è noto che alcuni professionisti stanno ipotizzando possibili motivi di illegittimità dell'Ivie in relazione all'ordinamento italiano (alcuni di essi sono illustrati nell'articolo qui sotto). Per questo, starebbero già consigliando ai propri clienti di non pagare e di presentare ricorso quando riceveranno un atto di accertamento.

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