Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Immobili con abusi, efficacia in giudizio del preliminare

L’ordinanza della Suprema corte 22168/2019 fa chiarezza sulla possibilità in caso di inadempimento di un contratto preliminare avente a oggetto un immobile affetto da difformità – sanabili ma non condonate – rispetto al progetto edilizio:

di ottenere comunque l’esecuzione dell’obbligo di concludere il contratto (articolo 2932 del Codice civile, cosiddetta esecuzione in forma specifica) pur a fronte delle difformità rilevate, non costituendo esse una causa di “incommerciabilità” e quindi di illiceità dell’oggetto;

ai fini della esecuzione medesima, di consentire che le dichiarazioni previste dalla normativa vigente (articolo 40 legge 47/1985 e articolo 46 del Testo unico 380/2001) in materia edilizia e non rese in sede di contratto preliminare dal promittente alienante possano sopravvenire, dalla stessa parte promissaria acquirente, anche in corso di causa e sino al momento della decisione.

Sul primo punto, il giudice di legittimità, facendo buon uso dell’iter logico e argomentativo cui era giunta la Corte a sezioni unite nella sentenza 8320/2019, distingue correttamente l’ “elemento formale-dichiarativo” (la cui mancanza è oggetto di nullità che opera nei rapporti privatistici) e la condotta illecita per violazione di norme urbanistiche (rilevante sul piano del diritto amministrativo e penale), rilevando come la norma imponga solo la corrispondenza della “dichiarazione” di volta in volta richiesta – semmai recuperata anche in un eventuale postumo atto di conferma – a un titolo edilizio realmente rilasciato dall’autorità competente e recante gli estremi indicati, o all’elemento cronologico della data di inizio delle opere (1° settembre 1967). Alla luce di questo non si può argomentare in termini di improponibilità dell’esecuzione in forma specifica solo a fronte delle lamentate difformità edilizie.

Sul secondo punto, sempre per avallare la esperibilità dell’azione di che trattasi, e con riferimento alla inesistenza nel contratto preliminare delle dichiarazioni edilizie richieste dalla norma, i giudici precisano che esse integrano – non già un presupposto del relativo procedimento bensì – una condizione dell’azione, come tale suscettibile di figurare e sopravvenire anche in tempi successivi alla sua proposizione. Il che fa il paio con il consolidato orientamento della Corte per cui in tema di esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere un contratto, non può essere emanata sentenza di trasferimento coattivo prevista dall’articolo 2932 del Codice civile in assenza della dichiarazione edilizia prevista, contenuta nel preliminare o «successivamente prodotta in giudizio»: diversamente parrebbe venire meno la stessa tutela accordata al soggetto a favore del quale debbono prodursi gli effetti traslativi, “prenotati” per effetto della stipulazione preliminare (tra le conformi Sezioni unite sentenza n. 23825/2009).

Adriano Pischetola

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un passetto alla volta. Niente di clamoroso, ma abbastanza per arrivare all’11% tondo, dopo una se...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non sempre il vino corrisponde al giudizio del venditore. Ma le cifre che giovedì Mediobanca — co...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rush finale e già scontro sui nomi dei manager che dovranno guidare il Recovery plan e sui progetti...

Oggi sulla stampa