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Immigrati ko con la crisi

La crisi non risparmia gli immigrati. Crescono gli stranieri residenti in Italia, ma le rimesse di denaro verso i paesi d’origine nel 2013 sono calate di quasi il 20%, con un flusso di denaro in uscita di 5,5 mld di euro. Dopo cinque anni di segno più, il trend si era invertito già nel 2012 (6,8 mld di euro, contro i 7,4 mld del 2011), ma lo scorso anno la frenata ha assunto dimensioni più evidenti. Un euro su cinque è diretto in Cina, anche se il paese del dragone subisce un crollo di circa il 60%. Si riduce così la distanza con la Romania, secondo paese per rimesse ricevute, salita al 16% del totale. È quanto emerge dalle statistiche diffuse ieri dalla Banca d’Italia, che ha fornito numeri disaggregati per provincia italiana di origine e paese estero di destinazione. L’andamento non sembra risollevarsi nemmeno nel 2014: nel primo trimestre dell’anno le rimesse all’estero sono state pari a 1.224 mln (con una prospettiva quindi di un’ulteriore diminuzione al di sotto dei 5 mld su base annua). Dall’analisi emerge che Roma, Milano e Napoli sono le province con il maggior numero di rimesse, mettendo insieme il 34% del totale. In valore assoluto, però, le tre città più popolose d’Italia hanno pesato nel 2013 per 1.861 mln di euro, quando nel 2011 tale dato era pari a 3.297 mln. Nella classifica delle province, subito dietro le grandi si trova Prato con 202 mln di euro: la comunità cinese ha spedito in patria 178 mln. Tra i primi 10 paesi di destinazione dei fondi trovano, poi, spazio quelli da cui proviene gran parte dei lavoratori domestici impiegati nelle famiglie italiane (Filippine 340 mln, Perù 186, Ucraina 156). Oltre alla Romania, per trovare nella graduatoria il primo Stato appartenente all’Ue bisogna scendere fino al 19° posto, dove si posiziona la Polonia con circa 53 mln di euro. Il calo delle rimesse equivale a una contrazione dei redditi degli stranieri, anche perché la popolazione di quelli residenti prosegue la sua crescita. La conferma è giunta ieri dall’Ocse, in un rapporto sull’integrazione commissionato dal Cnel: insieme alla Spagna, l’Italia è lo Stato con la più alta crescita annuale della popolazione immigrata. La percentuale di stranieri sul totale dei cittadini «è circa quadruplicata dal 1996 al 2011 ed è quasi triplicata tra il 2001 e il 2011, fino a raggiungere il 9%», afferma l’organizzazione. Se la flessione delle rimesse dall’Italia riflette la situazione di un’economia nazionale, a livello globale si registra il fenomeno inverso. Secondo le stime della Banca mondiale, infatti, le rimesse verso i paesi in via di sviluppo sono cresciute nel 2013 del 6,3%, toccando quota 550 mld di dollari (circa 404 mld di euro) e, in base alle previsioni, sono destinate a salire ancora fino a superare i 700 mld di dollari nel 2016. I dati ufficiali delle rimesse elaborati da Bankitalia comprendono le operazioni passate attraverso le banche, gli uffici postali e i money transfer (canale finanziario che consente di trasferire denaro «cash to cash» in qualsiasi parte del mondo in pochi minuti). Non sono invece considerate le somme trasportate personalmente in patria dagli stranieri.

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