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Immagine, tutela anche per sola evocazione del personaggio

Anche senza i tratti somatici gli elementi evocativi attivano la tutela dell’immagine. Importante sentenza della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano in tema di tutela dell’immagine della persona nota e risarcimento del danno per un utilizzo non autorizzato a fini pubblicitari.

Il Tribunale di Milano, con sentenza del 21 gennaio 2015 n.766/2015 (Giudice Unico dott.

Claudio Marangoni), ha stabilito sia illecito lo sfruttamento non autorizzato dell’immagine della nota attrice Audrey Hepburn comparsa su una inserzione pubblicitaria diffusa da un’azienda di prodotti tessili per la casa anche se l’immagine in questione che compariva non era quella di Audrey Hepburn, e neanche quella di una sosia dell’attrice, bensì era una fotografia di una modella intenta a osservare la vetrina di una gioielleria e ritratta parzialmente di spalle, quindi senza che i tratti somatici fossero chiaramente individuabili. La modella portava la stessa particolare acconciatura, l’abito nero, i lunghi guanti neri, i gioielli e gli occhiali scuri che avevano caratterizzato il personaggio interpretato da Audrey Hepburn nel celebre film Colazione da Tiffany.

Secondo L.D e H.F, figli legittimi e unici eredi della nota attrice e quindi i soli soggetti legittimati a prestare il consenso all’uso del nome dell’immagine della loro madre a fini pubblicitari, la società convenuta aveva fatto uso dell’immagine della nota attrice senza alcuna preventiva autorizzazione e senza il pagamento dei relativi diritti allo sfruttamento dell’immagine. Conseguentemente avanzavano la richiesta risarcitoria di complessivi 230 mila euro, di cui 143 mila a titolo di prezzo del consenso per l’uso dell’immagine.

A detta del Tribunale di Milano nel caso specifico non si è trattato dell’utilizzo dell’immagine della nota attrice, bensì la ricostruzione (con una modella vista di spalle) delle caratteristiche e dell’ambientazione di una situazione che richiamava alla mente l’immagine dell’attrice e la sua performance nel celebre film.

Come noto il ritratto di una persona, salvo che in determinate circostanze e per finalità circoscritte, non può essere pubblicato o esposto senza il consenso dell’interessato. Ed è stato a causa di questi elementi evocativi, estranei al ritratto della Hepburn ma idonei, secondo il Tribunale, a richiamare inequivocabilmente alla mente l’attrice, che la pubblicità è stata giudicata uno sfruttamento non autorizzato della sua immagine.

Per il Tribunale, la costruzione dell’immagine fotografica è palesemente evocativa dell’immagine di Audrey Hepburn, qui richiamata proprio per come è presentata nella celebre opera cinematografica.

Quanto al risarcimento riconosciuto ai due eredi, il Tribunale ha ridotto la cifra complessivamente loro dovuta a 15 mila euro, molto inferiore a quanto richiesto.

Sul tema esiste un solo precedente giurisprudenziale di sfruttamento dell’immagine altrui attuato senza la riproduzione dei tratti somatici della persona. Si tratta della decisione della Pretura di Roma 18/4/1984, che ha giudicato lesiva del diritto d’immagine del cantante Lucio Dalla una campagna pubblicitaria caratterizzata dalla riproduzione fedele dello zucchetto di lana e degli occhialini a binocolo che l’artista indossava abitualmente e che, combinati tra loro, ne evocavano la personalità.

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