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Imbert: «Perché l’Italia è più attraente? Un mix di politica e rendimenti alti»

«È cambiato l’atteggiamento in Italia e anche l’atteggiamento sull’Italia». É come una rara congiunzione astrale. Un allineamento favorevole tra l’Italia e i mercati internazionali che, si spera, possa durare a lungo. Per Federico Imbert i presupposti ci sono: «Non vedo particolari nubi all’orizzonte — afferma il banchiere — il rischio maggiore è che non sia permesso a Renzi di fare le riforme». Proprio ieri l’Associazione delle Banche Estere (Aibe) guidata da Guido Rosa, ha chiesto di ridurre le incertezze per attrarre investitori. Imbert, decano dell’investment banking, guida in Italia il Credit Suisse che ieri ha diffuso ai clienti un report in cui invita a investire sull’Italia.
Cosa sta succedendo?
«Finora forse il recupero non era così evidente. Grazie a misure dolorose, ma anche ai successi delle nostre imprese esportatrici la bilancia dei pagamenti in Italia è passata da un deficit del 4% del Pil nel 2011 a un surplus attuale di circa lo 0,8% che, secondo i nostri analisti potrebbe arrivare vicino al 2% nei prossimi mesi. Non solo, la somma del debito pubblico e privato sul Pil è in linea con quello della Svizzera e prima di Usa, Gran Bretagna e Francia. Sulla base di molti parametri siamo uno dei Paesi più virtuosi d’Europa».
Tutto a beneficio di Matteo Renzi, che inizia con il vento dei mercati a favore.
«C’è molta fiducia in Matteo Renzi e nel governo. La coesione tra il premier e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, una scelta di alto profilo, è molto importante per la riuscita dell’azione di governo. C’è apprezzamento per le riforme che hanno messo in campo: vanno nella direzione di rendere l’Italia più governabile. Penso alla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione. Ma anche ai 10 miliardi di sgravi fiscali in busta paga che andranno a rivitalizzare i consumi interni, e alla restituzione dei debiti da parte della Pubblica amministrazione che farà affluire liquidità alle imprese. C’è grande attesa anche per il Job act».
Tra i piani di Renzi c’è pure un massiccio programma di privatizzazioni.
«L’Italia è il Paese che ha privatizzato e privatizzerà di più in Europa. Il programma, avviato dal governo Letta, è stato fatto molto bene. C’è forte interesse per le quotazioni di Poste e Fincantieri, ma anche attenzione per Enav e Sace e potenzialmente per Ferrovie. E sull’immobiliare. Lo Stato ha una massa enorme di immobili che possono andare sul mercato, ma devono essere immediatamente fruibili per chi li compra. Serve prima definire le regole».
In attesa delle privatizzazioni c’è chi si è già mosso, vedi Blackrock su Intesa e Unicredit e Fintech su Mps. Perché le banche?
«La performance delle banche si è mossa in linea con lo spread, ma c’è ancora dello spazio da recuperare. Un’ulteriore discesa porterebbe altri benefici alle banche ma anche alle utility che insieme alle infrastrutture piacciono agli investitori internazionali».
È sicuro che questo programma si farà?
«Renzi si è posto delle scadenze precise e non ha alternative. Senza riforme la grande fiducia che c’è sull’Italia subirebbe inevitabilmente una battuta d’arresto».

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