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Ilva, via al prestito ponte giallo sui beni sequestrati Il pm: 5 anni e 4 mesi a Riva

UNA garanzia alle banche perché eroghino i prestiti che servono alla sopravvivenza dell’Ilva. Nessuno accenno all’utilizzo del miliardo e 800 milioni sequestrati alla famiglia Riva dalla Procura di Milano (per reati valutari e fiscali). E nemmeno la figura di un commissario ambientale, come prevedeva la bozza iniziale del decreto. «Il provvedimento contiene la riorganizzazione dei tempi ambientali e la questione del prestito ponte. Non ci sono invece sdoppiamenti commissariali, perché non ha senso» ha detto il premier Renzi. Quindi Edo Ronchi (ieri al centro di una polemica con il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: «Come dimostra un audio – hanno accusato gli ambientalisti ha mentito sui dati ambientali») rimarrà sub commissario. Ilproblema sarebbe stato però tecnico, dicono da Palazzo Chigi: due figure commissariali sono incompatibili. Il prestito ponte serve a dare garanzie alle banche in caso di fallimento dell’azienda, garanzie che però almeno sulla carta non ci sono per i lavoratori, obiettano parte dei sindacati. «Abbiamo rafforzato l’impegno per il risanamento ambientale ed economico» hanno detto i ministri Galletti e Guidi. Intanto da Milano il pm Ciavardi chiede 5 anni e 4 mesi di carcere per Fabio Riva e la confisca di oltre 91 milioni nel processo che lo vede imputato per reati fiscali. Mentre il ministero dello Sviluppo Economico ha chiesto ai Riva 120 milioni di danni. 

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