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Ilva, promozione dalla Ue “Vendita secondo le regole Chi comprerà l’azienda non deve temere sanzioni”

Spiragli di luce dalla Commissione Ue per la vendita dell’Ilva, nonostante le due procedure d’infrazione aperte per aiuti di Stato e per la questione ambientale. Secondo fonti di Bruxelles, infatti, ieri è ufficialmente arrivata a Roma una “comfort letter” di 5 pagine della Direzione generale Concorrenza della Commissione europea con la quale la Ue constata che le procedure di collocamento del gruppo sul mercato stanno procedendo in maniera corretta e nel pieno rispetto delle regole dell’Unione. Circostanza che conferma il buon lavoro svolto finora dall’Italia per assicurare, in linea col diritto Ue, la discontinuità economica tra la “vecchia” e la “nuova” Ilva. Formule che, sostengono le stesse fonti, aprono concretamente la strada all’assicurazione più importante e in grado di favorire la vendita dell’Ilva: la garanzia che ai futuri compratori del colosso dell’acciaio non verrà imputata alcuna sanzione.
Questa missiva segue una prima “comfort letter” della Concorrenza del 4 maggio scorso sugli aiuti destinati al risanamento ambientale e la decisione della Ue di inserire nella procedura d’infrazione per aiuti di Stato anche l’ultimo finanziamento da 300 milioni concessi da Palazzo Chigi all’Ilva per operazioni di tutela ambientale. E sembra mostrare un passo avanti decisivo nella trattativa condotta da oltre un anno dal sottosegretario per gli Affari europei Sandro Gozi per conto del governo italiano con il commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager e con il Commissario all’Ambiente Carmenu Vella. Infatti, anche se fino alla chiusura delle due procedure di infrazione (aiuti di Stato e ambientale) la Commissione si riserva come da protocollo di poter nuovamente intervenire, la lettera arrivata ieri sembra decisamente incoraggiante. Secondo le stesse fonti di Bruxelles, la chiave di volta della trattativa sarebbe stata duplice: da un lato i contatti continui e la stretta collaborazione con i servizi della Commissione, che hanno consentito di individuare pragmaticamente delle soluzioni in linea con il diritto europeo; dall’altro la scelta strategica di considerare le due procedure a carico dell’Ilva – quella sugli aiuti di Stato e quella ambientale – non distinte ma correlate: in base alle intenzioni del governo italiano, infatti, i finanziamenti pubblici dovranno essere utilizzati per riqualificare e rilanciare sul piano ambientale l’intera area.
In attesa di nuovi sviluppi, restano aperte le procedure d’infrazione. In quella per aiuti di Stato la Commissione ha messo sotto la lente i fondi di 1,2 miliardi dei Riva attualmente sotto sequestro e bloccati in conti svizzeri, i 156 milioni conferiti da Fintecna, i 400 milioni di euro previsti dal decreto Salva-Ilva e gli 800 milioni previsti dalla legge di Stabilità, cui si sono aggiunti recentemente i 300 milioni per bonifiche ambientali, garantiti dallo Stato lo scorso dicembre come prestito ponte per favorire la vendita dell’impianto (con l’impegno a farseli restituire dagli eventuali acquirenti). Dal 2013 inoltre l’Italia è sotto procedura per il mancato rispetto delle norme ambientali dell’Ilva di Taranto.
In questo quadro vanno avanti le operazioni di vendita seguite dai commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, che potrebbero avere un incoraggiamento dalla posizione più positiva della Ue. Il termine per la presentazione delle offerte è slittato dal 30 maggio al 23 giugno perché il ministero dello Sviluppo economico ha nominato lo scorso 10 maggio l’advisor Leonardo & Co. dandogli un mese di tempo per periziare il valore dell’Ilva (e la ristrettezza dei tempi ha fatto crescere l’ipotesi che le cordate interessate possano proporre una soluzione-ponte rispetto all’acquisto: l’affitto d’azienda).
In campo ci sono la cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia e, sotto traccia, il gruppo turco Erdemir, controllato da Oyak, il fondo pensione delle Forze armate di Ankara, insieme ad Arvedi e con l’appoggio finanziario di Del Vecchio, disposto a mettere fino a 200 milioni e della Cdp. E tra le due soluzioni, fonti finanziarie accreditano una preferenza di Palazzo Chigi per la cordata guidata dai turchi di Erdemir, che comunque ancora non sono usciti allo scoperto.

Fabio Massimo Signoretti

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