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Ilva, nel rilancio l’incognita creditori. L’incontro al Tesoro

Archiviato lo (sventato) spegnimento dall’altoforno 2 dell’Ilva, come da sentenza del tribunale del Riesame, restano le prescrizioni da rispettare per la messa in sicurezza. E quelle ambientali per la riconversione. Disciplinate nell’accordo tra governo ed ArcelorMittal dello scorso anno all’atto della stesura del contratto di affitto degli asset di Ilva. In attesa di un nuovo piano industriale da costruire entro fine mese, con una produzione a regime di otto milioni di tonnellate annue di acciaio e l’implementazione di un forno elettrico, prosegue la copertura dei parchi minerali dell’Ilva. Entro il 31 dicembre 2019 era prevista la copertura totale (e del 50% di quello fossile, la cui scadenza è fissata a maggio 2020).

Fonti vicine al dossier rilevano uno slittamento di un paio di settimane rispetto ai termini previsti. Si tratta di lavori improcrastinabili perché l’intervento è necessario per evitare la dispersione delle polveri inquinanti soprattutto sul quartiere Tamburi, nelle vicinanza dello stabilimento. Lavori intrapresi dalla ditta friulana Cimolai che dice di essere in linea col programma. Da fonti commissariali si registra qualche rallentamento ma non compromettente.

Per salvare l’Ilva sono in calendario una serie di tavoli tecnici. Uno odierno al ministero dello Sviluppo con il superconsulente Francesco Caio. Uno venerdì, più delicato, al ministero del Tesoro. A cui parteciperanno alti dirigenti in rappresentanza dei creditori. Cioè di Intesa Sanpaolo, di Banco Bpm, di Cassa Depositi, dell’Eni. Sullo sfondo c’è la conversione di crediti in azioni da parte del mondo bancario, al netto di Unicredit. Nell’operazione di sistema pubblico-privata, delineata prima di Natale, dovrebbe profilarsi un assegno da 1,2 miliardi staccato dai soci di AmInvestCo, per cui soprattutto da parte di ArcelorMittal, per acquistare gli asset di Ilva e rimborsare le banche esposte e il Tesoro. Che girerebbe l’importo alla controllata Invitalia per costruire il nuovo rilancio.

I sindacati sono in agitazione per la mancata conferma dal 1 gennaio dell’integrativo aziendale. ArcelorMittal non vorrebbe riconoscere «i diritti passati», lamentano. Ma non è escluso che possa trovarsi una quadra parallelamente all’accordo col governo.

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