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Ilva, l’altoforno non si spegnerà

Finito un conto alla rovescia, ne inizia un altro per l’ex Ilva. Evitato lo spegnimento dell’Altoforno 2, ora entro il 31 gennaio ArcelorMittal e governo dovranno trasformare il pre-accordo del 20 dicembre scorso in un’intesa vincolante per il rilancio del polo siderurgico tarantino. Ma di certo il rischio evitato — come confermano anche fonti del ministero dell’Economia — adesso facilita la trattativa.

E il rischio è stato grosso: ieri, nell’ultimo giorno utile (da oggi lo spegnimento dell’Altoforno 2 avrebbe imboccato l’ultimo miglio, senza possibilità di tornare indietro) il Tribunale del Riesame di Taranto ha accolto il ricorso presentato dai commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria (proprietaria dell’impianto attualmente gestito da ArcelorMittal) contro la decisione dello scorso 10 dicembre del giudice Francesco Maccagnano di respingere l’istanza di proroga dell’uso dell’Altoforno 2. Secondo i giudici del Riesame, «alla luce della “migliore scienza ed esperienza del momento storico” in cui si scrive, il rischio per i lavoratori dell’Altoforno 2 deve considerarsi assai ridotto». Nelle 21 pagine dell’ordinanza osservano che «può dunque concludersi che nel prossimo anno — secondo la più pessimistica previsione, quella cioè del custode giudiziario — il rischio per un operatore presente a ridosso del foro di colata di essere interessato da una fiammata (non necessariamente lesiva) è pari a 0,006 (moltiplicando per mille volte la cifra di 0,006 si arriva infatti ad annoverare 6 eventi)». Motivazione che ha fatto sbottare Peacelink: «Se fosse stato il forno pericoloso di una pizzeria, l’avrebbero chiuso». Piena soddisfazione, invece, sia della struttura commissariale che di Federacciai, per cui la decisione è ben motivata nel merito».

Lo stop allo spegnimento dell’Altoforno 2 evita, infatti, anche il rischio che l’attuale cassa integrazione ordinaria per un numero massimo di 1.273 lavoratori potesse diventare cassa integrazione straordinaria per 3.500 addetti, come annunciato da Arcelor in caso di verdetto negativo.

Le prescrizioni che adesso i commissari dovranno eseguire — in 14 mesi a partire dal 19 novembre 2019 — si riferiscono all’automazione del campo di colata dell’altoforno, tecnologia che avrebbe impedito l’incidente mortale sul lavoro dell’operaio 35enne Alessandro Morricella del giugno 2015, quando tutto iniziò.

Ieri, infine, dalle motivazioni della sentenza del gup di Milano che ha assolto l’ex proprietario dell’Ilva Fabio Riva dalla bancarotta è emerso che tra il ‘95 e il 2012 la società non ha depauperato la struttura ma fatto investimenti.

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