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Ilva, Bondi a caccia di 1,7 miliardi

L’Ilva ha chiuso il 2013 in modo «non brillante» e per quest’anno il recupero della redditività è «ancora non soddisfacente». Nell’incontro di ieri sera a Roma, nel quale ha presentato il piano industriale dell’azienda, il commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, è partito subito dal quadro economico. Fondamentali, per il commissario, sono un piano di recupero dei costi e soprattutto l’aumento di capitale. Entro il 23 maggio, ha reso noto Bondi, si conoscerà la risposta degli azionisti, ovvero i Riva, in merito all’aumento di capitale. Dopodichè, se la risposta dovesse essere negativa, la legge individua altre due possibilità: ricorso a investitori terzi e uso dei soldi sequestrati agli stessi Riva dalla Magistratura di Milano per reati fiscali e valutari.
«È mia facoltà chiederli» avrebbe detto Bondi ai sindacalisti a proposito delle risorse finite sotto chiave. E proprio l’utilizzo anticipato di questi soldi, pari a 1,7 miliardi, che invece la legge colloca come terza opzione del percorso di ricapitalizzazione, potrebbe essere la soluzione per dare un’accelerata ai problemi finanziari dell’Ilva che si stanno sempre più complicando come dimostrano anche le proteste delle imprese appaltatrici. «Se le banche italiane non comprendono che nell’Ilva è conveniente investire, vorrà dire che ci rivolgeremo all’estero» avrebbe detto ancora Bondi secondo la versione fornita dai sindacati. «Il Governo deve essere solerte – ha dichiarato Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim Cisl –. L’Ilva non è assolutamente in grado di aspettare i tre-quattro mesi che servono tra aumento di capitale e varo del Dpcm sul piano industriale». E mentre era in corso l’incontro a Roma, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio, ha detto: «Stiamo lavorando per aiutare la situazione di Alitalia e Ilva, siamo molto impegnati nella difesa dei presidi industriali italiani».
Nella presentazione, Bondi ha diviso il piano industriale in due fasi: dal 2014 al 2016, periodo che riguarda la gestione dei commissari, e dal 2017 al 2020 che invece coinvolge gli azionisti. Priorità della prima fase, ha reso noto la Fim Cisl in una nota, sono il «miglioramento della sostenibilità ambientale e degli aspetti di salute e sicurezza», nonchè il recupero di performance operativa e il riposizionamento sul mercato. Tutto questo, ha spiegato Bondi nella ricostruzione sindacale, dovrà «portare il gruppo ai massimi livelli dal punto di vista ambientale» facendogli riacquistare competitività. Dal 2017 in poi, Bondi ha invece collocato il riequilibrio finanziario dopo gli investimenti dell’Aia. «Obiettivo – ha reso noto la Fim Cisl – è avere una “nuova” Ilva sostenibile ambientalmente, con diverse opportunità di crescita, maggiore valore aggiunto e valutazione dell’utilizzo su larga scala di tecnologie innovative».
Confermati infine i numeri del piano: 4,135 miliardi complessivi dal 2014 al 2020, di cui 1,8 miliardi da spendere entro il 2016 per Autorizzazione integrata ambientale, efficienza energetica e rischi da incidenti rilevanti. Ci sono poi 635 milioni per la sicurezza del lavoro e 1,750 miliardi di investimenti industriali “spalmati” sino al 2020. Le risorse che servono: 1,8 miliardi di aumento di capitale e 1,5 miliardi tra finanziamenti e risorse interne. A fine 2020 il piano stima una produzione di 9 milioni di tonnellate contro i 6,2 milioni del 2013 e un 17% di margine operativo lordo pari a 900 milioni. «Al verificarsi di queste previsioni – rende noto la Fim Cisl – vi sarà la tutela degli attuali assetti occupazionali».

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