Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

illimity: da Covid-19 impatto limitato

Se lo scenario rimane quello disegnato ad oggi, l’impatto dell’emergenza Coronavirus per illimity rimane «limitato», grazie al modello di business diversificato. «Potremo dare una guidance più precisa a maggio, quando presenteremo la trimestrale» spiega il Cfo, Francesco Mele, al Sole 24Ore. «Tuttavia ci aspettiamo impatti limitati nel breve periodo, mentre non vediamo conseguenze sui nostri obiettivi di medio-lungo periodo».

La crisi sanitaria da Covid-19 e il relativo blocco dell’attività produttiva e dei consumi inevitabilmente stanno impattando su tutte le filiere dell’economia italiana e, a cascata, sulle banche, che iniziano a fare i conti con il calo della redditività nel 2020, e con un’inevitabile stretta ai dividendi richiesta dalla stessa Vigilanza. Il tema, va detto, non riguarda però da vicino la banca fondata da Corrado Passera, che solo a partire dal 2022 vede una distribuzione dell’utile agli azionisti, «obiettivo che rimane confermato: vogliamo continuare a investire l’utile generato per rifinanziare il nuovo business», aggiunge Mele.

Il business della banca, che non ha interrotto nessuno dei suoi progetti strategici dallo scoppio della crisi sanitaria, poggia su quattro gambe: il credito alle Pmi ad alto potenziale con operazioni di finanza strutturata; l’acquisto e la gestione di inadempienze probabili; l’acquisto di crediti distressed societari; l’attività di banca diretta digitale per clientela retail e corporate.

Sul fronte della divisione Pmi, in particolare, la banca sta monitorando l’andamento per valutare eventuali interventi e ritiene che «ad oggi, il portafoglio crediti in essere non presenti segnali di particolare criticità». Molto si deve «alle modalità con cui è stato costruito il portafoglio e alle caratteristiche delle imprese finanziate», e al fatto che l’esposizione ai settori economici più impattati dalla situazione attuale (hotel, ristorazione, distribuzione retail e aziende che dipendono da supply chain più esposte alla crisi come il settore auto) è «limitata a meno del 15%» del portafoglio totale. E se è vero che la moratoria sui prestiti «avrà un impatto trascurabile sul conto economico» e legato «solo al differimento delle rate», la banca conta comunque di proseguire nell’erogazione dei prestiti, «seppur con un approccio ancor più selettivo». Non solo: la banca guarderà al mercato «per verificare le opportunità di acquisto di portafogli di Utp», aggiunge il manager.

Proprio sul versante del credito distressed, qualora lo scenario rimanesse quello attuale, gli effetti negativi sarebbero gestibili. Un po’ per l’avvio «estremamente positivo degli incassi nei primi mesi dell’anno 2020», spiega Mele. Un po’ per la natura dei portafogli, che sono recenti e sono stati acquistati applicando prevalentemente criteri di valutazione da procedura giudiziale, con proiezioni di incassi molto prolungate nel tempo (in media 7 anni). Anche ipotizzando una chiusura dei tribunali italiani per sei/nove mesi, «l’impatto sul valore investito in crediti distressed derivante da un ritardo nei tempi di incasso sarebbe trascurabile».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa