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“Illegittimo oscurare la Rai su Sky”

ROMA — «Programma criptato». Che si trattasse di calcio, programmi d’informazione o fiction, quella scritta era l’incubo per ogni abbonato Sky, vittima dell’oscuramento dei programmi della Rai. Politica adottata da Viale Mazzini dopo la rottura del contratto con la piattaforma satellitare per i canali di RaiSat. Nel giorno in cui la Rai volta pagina, con l’arrivo del nuovo presidente Anna Maria Tarantola, il Tar del Lazio definisce «illegittimi » i criptaggi perché hanno violato gli obblighi del contratto di servizio 2007-2009, in vigore fino a giugno 2011. E accoglie il ricorso della piattaforma digitale contro la delibera Agcom che permetteva alla Rai di oscurare alcune trasmissioni. Ora i canali Rai potranno di nuovo essere visti integralmente anche sulla piattaforma Sky.
«È una vittoria per tutti gli abbonati Sky e un richiamo importante al rispetto degli obblighi di servizio pubblico che la Rai ha nei confronti di tutti i cittadini» commenta Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. «Il Tar ha riaffermato un principio di giustizia e di non discriminazione nei confronti dei nostri abbonati che, pur pagando il canone Rai, hanno visto ingiustamente oscurare programmi sul loro decoder, com’è successo anche in occasione degli Europei di calcio». Ma la Rai dà una lettura totalmente diversa e avverte: in base all’attuale contratto di servizio non abbiamo nessun obbligo di cessione gratuita dei nostri canali.
Secondo il Tar, l’oscuramento dei canali Rai è illegittimo perché in violazione del contratto di servizio pubblico, che prevede l’obbligo di garantire la visione della programmazione gratis e a qualsiasi piattaforma distributiva, a patto che la visione sia gratuita. Anche con il nuovo contratto di servizio, ricorda il Tar, la Rai è tenuta a rispettare il principio di neutralità tecnologica, offrendo i suoi programmi in modo non discriminatorio e a parità di condizioni concorrenziali. Sempre secondo il giudice amministrativo, l’obbligo di promuovere TivùSat va considerato un aiuto di Stato illegittimo, che determina una distorsione della concorrenza a beneficio degli azionisti della piattaforma.
«La Rai» replica viale Mazzini «sta applicando correttamente il vigente contratto di servizio, che discende dalle linee guida emanate dall’Agcom d’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico, e pertanto non ha nessun obbligo di cessione gratuita dei propri canali ». «Per quanto riguarda il Contratto di servizio vigente, la sentenza » continua la nota «censura unicamente il comma 3 dell’art. 22, nella misura in cui prevede attività promozionali di Rai in favore di Tivùsat, nonché la messa a disposizione di smart card a favore degli utenti, attività, peraltro, disposta da una delibera dell’Agcom. La sentenza infine conferma la legittimità della costituzione della piattaforma TivùSat. Altra
censura del Tar si riferisce a un articolo del precedente contratto di servizio non più in vigore». Per questo a Viale Mazzini sono pronti a fare ricorso. Nella querelle Sky-Rai (fine luglio 2009) alla scadenza del contratto tra Sky e Rai per la distribuzione dei canali RaiSat, Sky
offrì alla tv pubblica 350 milioni di euro in sette anni. Paolo Garimberti (allora presidente Rai) riferì della telefonata in cui il capo dello Stato Giorgio Napolitano avrebbe espresso perplessità per il fallimento della trattativa.
Oggi la sentenza del Tar viene salutata come «una buona notizia per i telespettatori» da Paolo Gentiloni (Pd), componente della Commissione di Vigilanza. Per Felice Belisario (Idv) «mette fine a una delle pagine peggiori della tv di Stato». «Questa sentenza e la convalida della nomina di Anna Maria Tarantola» è il parere di Flavia Perina (Fli) «segnano una svolta nella gestione della Rai dopo anni di scelte aziendali drammaticamente condizionate dagli interessi dei suoi “occupanti” berlusconiani».

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