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Illeciti depenalizzati (di fatto)

Al via la depenalizzazione di fatto. E cioè il reato rimane scritto nel codice, ma, se è particolarmente tenue, non si applica nessuna sanzione. Lo schema di decreto legislativo attuativo della legge 67/2014 è stato approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri del 1° dicembre 2014 e codifica la speciale causa di non punibilità per inoffensività del fatto (si veda ItaliaOggi del 3 dicembre scorso). Quindi, il colpevole ha commesso un fatto che rientrerebbe nella norma incriminatrice, ma visto che è di particolare tenuità, allora l’imputato viene prosciolto.

La persona offesa, quindi, non potrà ottenere il risarcimento dei danni nel processo penale, ma potrà chiedere il risarcimento solo con una causa civile. Peraltro se il fatto è tenue, molto probabilmente la persona offesa non impegnerà energie e soldi per una causa civile.

Le modifiche al codice penale introdurranno un nuovo articolo 131-bis, che spiega le condizioni alle quali il colpevole non subirà alcuna punizione. Ecco perché si parla di depenalizzazione in concreto: perché il fatto rimane sulla carta un reato, ma in concreto la sua illiceità viene neutralizzata. L’istituto in sé non è una novità: è conosciuto e applicato nell’ordinamento minorile (art. 27, dpr 448/88) e in quello relativo alla competenza penale del giudice di pace (art. 34, dlgs 274/2000). Ora lo speciale beneficio (che consente di accorciare i processi) viene esteso a tutti, con riferimento ad alcune categorie di reato.

Il futuro articolo 131-bis del codice penale, stando allo schema di decreto legislativo esclude la punibilità nei reati per i quali è prevista la pena della reclusione o della reclusione o dell’arresto domiciliari non superiore nel massimo a cinque anni, oppure la pena pecuniaria, sola o congiunta alle sanzioni detentive. Così per fare alcuni esempi rientrano nella nuova previsione le percosse e le lesioni personali semplici, l’omissione di soccorso, la diffamazione, la violenza privata e la minaccia, la violazione di domicilio, il danneggiamento e la truffa. La soglia di pena massima era già stabilita dal parlamento nella legge delega. Ma la particolare tenuità è individuata non solo in base al livello sanzionatorio della fattispecie incriminatrice. L’articolo 131-bis cp aggiunge altri requisiti. Per i reati che stanno sotto soglia la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

I presupposti sono quindi due: particolare tenuità dell’offesa e comportamento non abituale. Come spiega la relazione allo schema di decreto legislativo la particolare tenuità dell’offesa riguarda la «modalità della condotta» e l’«esiguità del danno o del pericolo».

Tra gli indici forniti non si trovano il grado e l’intensità della colpevolezza, che però possono essere considerati in relazione alle modalità della condotta. Sta di fatto che ai giudici è dato un rilevante potere discrezionale.

Il secondo indice è costituito dalla non abitualità del comportamento. La relazione riferisce che il concetto di «non abitualità» del comportamento implichi che la presenza di un precedente giudiziario non sia di per sé sola ostativa al riconoscimento della particolare tenuità del fatto, in presenza ovviamente degli altri presupposti.

L’«abitualità» si riscontra invece quando una persona commette reati in serie: la relazione cita l’esempio del caso di un furto seppure in sé minimo ma che risulti costituire un anello di una catena comportamentale.

Tra l’altro, parlandosi di non abitualità del «comportamento» e non del «reato», rimane aperta la possibilità di applicazione dell’istituto anche al reato abituale, purché ovviamente esso presenti tutti i caratteri della particolare tenuità e, in particolare, la reiterazione della condotta non possa in concreto integrare una «modalità» della condotta particolarmente indicativa di gravità del reato.

La persona offesa ha ben poca voce in capitolo: può solo essere sentita dal giudice prima che il giudice emetta una sentenza predibattimentale, ma non ha diritto di veto. Naturalmente se si va in udienza preliminare o in sede di dibattimento la persona offesa potrà interloquire nella pienezza del contraddittorio. Tuttavia è evidente che la depenalizzazione di fatto emarginerà la persona offesa, la cui presenza nelle fasi del procedimento potrebbe introdurre elementi ostativi a una rapida definizione del processo con la nuova formula di proscioglimento per non imputabilità a causa della particolare tenuità del fatto. La possibilità di far valere le proprie ragioni risarcitorie in sede civile potrebbe risultare una vuota tutela se si considerano costi e tempi della giustizi civile, che potrebbero disincentivare il danneggiato.

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