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Iliad al bivio, al via l’Opa per il delisting: Niel punta 3 miliardi per il rilancio del gruppo

«La nuova fase di sviluppo di Iliad richiede trasformazioni rapide e investimenti significativi che saranno più facilmente realizzabili come società non quotata». Xavier Niel ha deciso di proseguire da solo e di ritirare l’azienda dal listino francese, dove la sesta compagnia telefonica europea per numero di abbonati (42,7 milioni, con giro d’affari di 5,9 miliardi nel 2020 e attività in Francia, Italia e Polonia) era quotata dal 2004. Ci sarà tempo per monetizzare, con vari scenari tutti aperti e possibili: «Vendita, fusione, ritorno in Borsa. Potrà anche aumentare il suo dividendo, passata la fase d’investimento», ha spiegato alla Afp Thomas Coudry, analista telecom di Bryan, Garnier & Co.

Appuntamento dunque il 9 settembre, dopodomani, con l’avvio dell’offerta che si concluderà il 24 settembre.

Va detto che rumors su un possibile delisting circolavano già dal 2018: l’anno forse più difficile, anche in Borsa, per l’operatore che con offerte a basso costo e semplici ha voluto colpire alle fondamenta il mercato francese delle Tlc. È allora che Xavier Niel decide di ritornare a occuparsi in prima persona della telco e la decisione di trasferire la gran parte dei suoi titoli Iliad in un solo veicolo d’investimento “HoldCo” inizia ad alimentare le prime speculazioni. A fine 2019 poi arriva l’investimento da 1,4 miliardi con il quale Niel lancia un’offerta pubblica di acquisto per salire dal 52% al 72% del capitale.

Oggi il tredicesimo uomo più ricco di Francia possiede, direttamente e indirettamente, il 75,23% del capitale e l’81,65% dei diritti di voto (come si legge su un documento del 26 agosto). E ha fissato il prezzo di riacquisto dei titoli mancanti con un premio del 61% rispetto alla chiusura del 29 luglio, giorno precedente al lancio dell’Opa semplificata: 182 euro per una valorizzazione di Iliad di 10,85 miliardi e un costo che potrebbe arrivare fino a 3,1 miliardi di euro per il fondatore.

Le ragioni dell’offerta, per come spiegato dal prospetto, vanno a finire lì: nella necessità di un «significativo incremento di investimenti organici essenziali per il perseguimento e lo sviluppo delle tecnologie del futuro (5G e fibra ottica in particolare)». Questa strategia «ha avuto un’accelerazione negli ultimi 12 mesi, comportando una significativa volatilità nello share price» dovuto alla distanza fra «gli obiettivi di breve termine dei mercati finanziari e le necessità del gruppo per l’implementazione dei suoi obiettivi di medio e lungo termine».

Insomma, un po’ un amore tradito e una sindrome in cui sono cadute e cadono varie telco: non più galline dalle uova d’oro per gli investitori in termini di rendimenti, vista la necessità di impegnare fondi (tanti) per stare al passo con le necessità dell’innovazione tecnologica. Crescere e creare valore fuori dalla Borsa è quindi la scommessa di Niel e di una Iliad che con i 182 euro vede il titolo posizionarsi a 11,2 volte i 16,30 euro della quotazione del 2004, con un rendimento annuo del 15,7 per cento. Alla Borsa, del resto, come dichiarato dall’ad Thomas Reynaud a “Le Figaro”, Iliad non ha fatto più fatto ricorso dal 2006 per finanziarsi.

Dall’altra parte la compagnia telefonica ha accelerato negli investimenti, assumendo innanzitutto una dimensione sovranazionale. Il lancio in Italia a maggio 2018 è arrivato a un importante step con la società guidata da Benedetto Levi che, per la prima volta, ha segnalato un Ebitda positivo di 6 milioni di euro nel primo semestre, con 7,8 milioni di sottoscrittori e una quota di mercato superiore al 10%, escluse le sim M2M (machine-to-machine). E nella seconda parte dell’anno è atteso lo sbarco nel fisso (grazie all’accordo con Oper Fiber e anche all’intesa con Tim su Fibercop). In Polonia, dopo l’acquisizione di Play che ne ha fatto il primo operatore nel Paese Iliad ha comunicato proprio nella ultima release sui conti di voler diventare «un operatore nazionale convergente fisso e mobile», presentando un’offerta indicativa a Liberty Global per il 100% del capitale di Upc Polska (televisione digitale via cavo e tra i fornitori di Internet a banda larga in Polonia) per un valore di impresa di 1,6 miliardi.

Il mercato dei capitali e fondi molto attivi sono soprattutto in questa fase alleati preziosi. E così a un elenco riguardante media e Tlc nel Vecchio Continente che comprende Mediawan (società francese dell’audiovisivo fondata, fra gli altri, da Xavier Niel e in cui sono entrati gli americani di Kkr), la telco inglese TalkTalk, Axel Springer e soprattutto la Altice di Patrick Drahi, diretta competitor di Iliad in Francia, punta ad aggiungersi la casamadre del marchio Free. L’obiettivo da raggiungere per lanciare una Opr per ritirare un titolo dalla Borsa in Francia nel 2019 è stato abbassato dal 95% al 90%. Il +61% offerto da Niel è una motivazione non da poco. Come riconosciuto anche dalla fairness opinion dell’advisor BM&A del 20 agosto.

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