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Il web che ci segue. Sorpasso del mobile sui vecchi computer

Il 2002 fu l’anno in cui il linguaggio e la memoria degli italiani cambiarono, grazie a un sorpasso: i telefoni cellulari divennero più numerosi dei fissi. I padri di famiglia hanno smesso di rispondere «qui parla casa Bianchi», perché telefonare non significava più chiamare un luogo, ma una persona. E imparare a memoria il numero di qualcuno divenne inutile, perché tutto è registrato. Fu il passaggio di svolta di una rivoluzione nel modo di vivere.
Difficile però immaginare tutte le conseguenze del sorpasso imminente, quello che in base ai dati disponibili sembra sul punto di consumarsi nei prossimi trimestri. Ci sarà un giorno, quest’anno o nella prima metà del 2014, nel quale in Italia (e nel resto del mondo) saranno in circolazione più strumenti mobili per l’accesso a Internet che strumenti cosiddetti «fissi». Più tablet, smartphone, iPod e lettori digitali abilitati al web, che computer da tavolo o portatili messi insieme. Sempre di più, Internet non sarà qualcosa a cui ci si collega recandosi in un certo luogo, ma che si porta sempre con sé e sempre più vicino al proprio corpo. Il modo di vivere delle persone e delle aziende inizia appena ora a cambiare grazie a questa trasformazione, ma con il sorpasso in corso il più probabilmente deve ancora venire.
La prima spia della svolta, forse la più sorprendente, viene dagli Stati Uniti. Secondo la società di consulenza Nielsen, per la prima volta da sempre nel 2012 il numero di computer in America è diminuito: da 213 a 211 milioni di pezzi. Questo non significa che gli americani abbiano deciso di andare online di meno, ma lo fanno diversamente. Solo gli smartphone che permettono di navigare sono aumentati di 18 milioni, ai quali vanno aggiunti i tablet.
E l’Italia? Almeno in questo, il Paese non sembra in ritardo sulle tendenze internazionali. Nielsen segnala che nell’ultimo anno il numero dei computer in circolazione è continuato a salire (del 5%) da 27,2 a 28,7 milioni di unità. Nel frattempo però c’è stata l’esplosione degli smartphone, aumentati (del 20%) da 15,9 a 19,2 milioni. Più complesso invece il calcolo sui tablet, anche perché il settore è in trasformazione così rapida che non esistono ancora statistiche affidabili. La più credibile è di Audiweb, l’ente (embrionale) di rilevazione dei dati di audience sulla Rete che serve a determinare le tariffe pubblicitarie. Audiweb segnala che in Italia 2,7 milioni di persone nel 2012 usavano i tablet per andare in Rete; gli strumenti in circolazione sono probabilmente di più, fra i tre e i cinque milioni, ma colpisce il tasso di crescita in un Paese pur bloccato nella sua recessione più lunga: più 184% in 12 mesi. Anche dimezzando questo ritmo, all’inizio dell’anno prossimo circa sei milioni di italiani usciranno di casa con un tablet sotto braccio.
Vanno poi stimati circa mezzo milione di iPod e almeno un altro mezzo milione di e-reader che navigano (non esistono dati ufficiali). Nel complesso già oggi gli strumenti mobili in Italia sono almeno fra i 23 e i 24 milioni, in crescita di circa 25% l’anno, contro 28 milioni di computer fissi.
Il grande sorpasso è dietro l’angolo. E poco importa che appena cinque anni fa pochi sapessero cos’è uno smartphone e nessuno neppure immaginasse l’avvento del tablet. Andrea Valadè di Nielsen prevede un futuro prossimo nel quale i computer spariranno da molte case (com’è già successo ai telefoni fissi), ciascuno si porterà dietro e installerà sul tavolo al lavoro il proprio tablet, e anche le aziende dovranno ripensare il loro approccio. I siti web e la pubblicità online dovranno cambiare, perché Internet mobile sarà consultato sempre più spesso dalle persone ma per pochi secondi ogni volta. E anche fra i grandi gruppi del settore si conteranno morti, feriti e trionfatori. Twitter è il solo social network che già oggi è consultato più da mobile che su fisso, ma per esempio Facebook o Google raccolgono ancora gran parte dei loro ricavi grazie a pubblicità pensate per schermi di computer fissi. Apple cattura il 75% degli utili (e solo il 10% delle vendite) dell’intero mercato degli strumenti mobili. E toccherà a Dell, Hewlett-Packard o Microsoft — colossi la cui storia è legata al vecchio, glorioso computer — dimostrare che non sono gli ultimi dinosauri della loro generazione.

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