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Il voto plurimo non vincola l’aumento

Se il capitale sociale di una spa è suddiviso anche in azioni a voto plurimo, si pone il problema dell’emissione di nuove azioni in caso di aumento del capitale sociale. Il Consiglio notarile di Roma, in una nuova massima emanata nel maggio 2015, ha precisato che:
in caso di aumento gratuito con emissione di nuove azioni, ai detentori di azioni a voto plurimo spettano azioni del medesimo tipo, in conformità all’articolo 2442, comma 2, del Codice civile;
in caso di aumento a pagamento per il quale non sia stato escluso o limitato il diritto di opzione, in applicazione analogica dell’articolo 145, comma 8, del Dlgs. 58/1998 (Tuf), salvo diversa disposizione dello statuto, i possessori delle azioni a voto plurimo hanno diritto di opzione su azioni a voto plurimo della stessa categoria o, in mancanza o per la differenza, nell’ordine, su azioni a voto plurimo di altra categoria o su azioni ordinarie.
Sono precisazioni che nascono dal Dl 91/2014, che ha ammesso (col nuovo articolo 2351, comma 4, del Codice civile) le azioni il cui titolare possa esprimere più di un voto, ma non oltre tre, in deroga al tradizionale principio one share one vote.
L’aumento gratuito
L’aumento gratuito del capitale sociale può essere effettuato secondo due diverse modalità: l’aumento del valore nominale delle azioni oppure l’emissione di nuove azioni, di valore nominale pari a quello delle azioni già in circolazione.
Nella prima ipotesi (disciplinata dall’articolo 2442, comma 3, del Codice civile), va aumentato il valore nominale, sia delle azioni ordinarie sia di quelle a voto plurimo.
Qualora invece l’assemblea decida l’aumento gratuito attraverso l’emissione di nuove azioni, è imprescindibile il rispetto del principio posto dall’articolo 2442, comma 2, del Codice civile (in base al quale le azioni di nuova emissione devono avere le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione): agli azionisti detentori di azioni a voto plurimo devono quindi essere assegnate azioni di nuova emissione del medesimo tipo.
L’aumento a pagamento
Se il capitale sociale è suddiviso in diverse categorie di azioni, il tema della tipologia delle azioni da emettere si pone nel caso di aumento del capitale offerto in opzione ai soci (mentre evidentemente il tema non si pone se la deliberazione di aumento del capitale sociale disponga l’esecuzione dell’aumento stesso con esclusione o limitazione del diritto di opzione).
Se dunque vi siano più categorie di azioni, l’assemblea non dovrebbe essere obbligata al rispetto della proporzione esistente tra le varie categorie di azioni, potendo invece decidere di emettere, ad esempio, solamente azioni ordinarie o solamente azioni appartenenti a una o più categorie speciali (nel rispetto, in ogni caso, delle norme inderogabili di legge, come ad esempio l’articolo 2351, comma 2, del Codice civile, secondo cui le azioni a voto limitato non possono eccedere, nel loro complesso, la metà del capitale sociale).
Questa maggiore libertà rispetto all’ipotesi dell’aumento gratuito si fonda su due principali argomenti:
in primo luogo, sul rilievo che l’articolo 2441 del Codice civile non impone che le azioni di nuova emissione debbano avere le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione (come invece richiede l’articolo 2442 del Codice civile, in tema di aumento gratuito del capitale sociale);
in secondo luogo, per la considerazione che, ai sensi dell’articolo 145, comma 8, del Tuf, «salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, in caso di aumento di capitale a pagamento per il quale non sia stato escluso o limitato il diritto di opzione, i possessori di azioni di risparmio hanno diritto di opzione su azioni di risparmio della stessa categoria ovvero, in mancanza o per la differenza, nell’ordine, su azioni di risparmio di altra categoria, su azioni privilegiate ovvero su azioni ordinarie».
Da questa norma dovrebbe esser consentito trarre la conclusione per la quale essa sarebbe espressione di un principio generale (e quindi non si tratterebbe di una norma con portata limitata alle società quotate che abbiano emesso azioni di risparmio); ne conseguirebbe che (salva comunque la possibilità di una diversa previsione statutaria) in caso di aumento del capitale sociale a pagamento, i possessori di azioni a voto plurimo avrebbero diritto di opzione su azioni a voto plurimo della stessa categoria o, in mancanza o per la differenza, nell’ordine, sulle azioni a voto plurimo di altra categoria ovvero sulle azioni ordinarie che siano oggetto della nuova emissione.

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