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«Il voto greco un referendum sull’euro»

ATENE — Scherza sul proprio cognome, che in greco significa amareggiato, triste. Scherza e lancia messaggi di speranza: «Dopo di me potrà cominciare la rinascita». Il giudice Panagiotis Pikrammenos, presidente del consiglio di Stato, ha ricevuto l’incarico di governare per un mese, fino alle prossime elezioni del 17 giugno.
I leader politici sono entrati in campagna, parlano agli elettori locali e agli interlocutori internazionali. Il voto viene presentato come un referendum sulla volontà di rimanere nell’euro. Da Atene: «Il popolo deve scegliere tra il cambiamento e il terrore dell’isolamento», minaccia il conservatore Antonis Samaras. E dall’estero: «La responsabilità è dei greci, decideranno del futuro in Europa», avverte Guido Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco.
Alexis Tsipras, che guida la sinistra radicale, ripete di voler tenere il Paese nella zona euro ma è deciso a rinegoziare i tagli promessi alla Troika (Unione Europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale). «Angela Merkel gioca a poker con le vite della gente», commenta in un’intervista alla Bbc. I sondaggi danno il suo Syriza vincente alle elezioni con una percentuale tra il 20 e il 23.
L’Agenzia che deve supervisionare le privatizzazioni ha deciso di congelare le operazioni: «Gli osservatori europei hanno espresso la loro preoccupazione», spiegano dall’ente greco. Anche le nuove misure di austerità da approvare vengono sospese fino a metà giugno. Fonti diplomatiche rivelano alla France Presse che Bruxelles potrebbe fare delle concessioni sul calendario imposto ad Atene. Non è quello che dice in pubblico José Manuel Barroso, presidente della Commissione: «Non c’è modo di cambiare gli impegni presi. La Grecia fa parte della famiglia e vogliamo che resti con noi, però non esiste una strada più facile». La cancelliera Merkel prova a rassicurare: «Sono determinata a far rimanere Atene nell’eurozona».
Ieri l’auto della moglie di Horst Reichenbach, il capo della task force europea incaricata di verificare che il Paese rispetti gli impegni, è stata incendiata davanti a casa (a Potsdam, in Germania). L’azione è stata rivendicata dagli Amici di Loukanikos: vuol dire Salsiccia ed è il soprannome dato dagli anarchici ateniesi a un cane randagio che hanno adottato.
La Banca centrale europea ha preso misure per escludere dalle aste per il rifinanziamento le banche greche sottocapitalizzate. Gli istituti in difficoltà possono per ora ricevere liquidità dalla Banca centrale nazionale attraverso il programma Emergency Liquidity Assistance. I prelievi dai depositi hanno fatto un balzo fino a far temere una fuga di capitali. Tra lunedì e martedì — calcola il Financial Times — sono stati ritirati 1,2 miliardi di euro. Non è ancora il panico dell’aprile 2010, a pochi giorni dalla concessione del primo piano di salvataggio, quando erano stai riscossi 8 miliardi. «Non parlerei di fuga di capitale — spiega un analista —. I tagli agli stipendi e alle pensioni, la disoccupazione costringono le famiglie a usare i risparmi».
Charles Dallara, il capo dell’Institute of International Finance, che ha negoziato per i creditori privati la ristrutturazione del debito greco, è preoccupato dall’«aumento nei prelievi» e avverte: «Se Atene esce dall’euro, le conseguenze sarebbero tra una catastrofe e l’Armageddon». Robert Zoellick, presidente della Banca mondiale, lancia l’allarme per Italia e Spagna: sarebbero colpite da un’eventuale uscita della Grecia.

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