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Il voto ad Atene rasserena i mercati

Con la vittoria netta alle elezioni dell’altro ieri il leader di Syriza Alexis Tsipras riprende in mano quel forte mandato elettorale che aveva perso questa estate quando, con una netta inversione di rotta rispetto al programma con cui aveva vinto le elezioni di gennaio, aveva negoziato un duro compromesso con i creditori. I dubbi sul permanere di una situazione di instabilità politica, venutasi a creare dopo i negoziati di questa estate, vengono meno con il voto. I mercati però hanno avuto una reazione contrastata: la Borsa di Atene ha chiuso gli scambi in calo dello 0,58 per cento. Sul mercato dei titoli di Stato è andata bene al titolo a breve scadenza a due anni, il cui tasso è sceso fino a un minimo del 9,77%, mentre il decennale il rendimento è leggermente risalito in linea a tutto il mercato del reddito fisso. 
In definitiva una giornata «senza infamia e senza lode» che in parte si può spiegare con le prese di beneficio degli operatori che nelle settimane precedenti il voto avevano comprato la Borsa (+8,5% la performance nell’ultimo mese del paniere Athex composite) e i titoli di Stato greci (negli ultimi 30 giorni il tasso a 10 anni è sceso di circa il 12%) e in parte con la consapevolezza che il lavoro che aspetta il leader greco è tutto fuorché una passeggiata. Il negoziato tra Atene e i suoi creditori – si legge in una nota diffusa ieri dall’agenzia Fitch – resta dagli esiti imprevedibili. Da parte sua la banca Ubs continua a scontare una probabilità tra il 20 e il 30% che Atene possa uscire dall’euro.
Per il resto la giornata sui mercati è stata caratterizzata da una chiara inversione di rotta rispetto a quanto visto venerdì scorso. Nell’ultima seduta di settimana scorsa le piazze azionarie avevano accolto molto male le preoccupazioni della Federal Reserve sulla tenuta della congiuntura globale alla luce della vulnerabilità di Cina e Paesi emergenti. Ieri è arrivato un piccolo «rimbalzo» per i listini. A fine seduta Milano ha guadagnato l’1,12%, Parigi l’1,09 per cento. Più indietro Francoforte (+0,33%) che paga il tonfo (-18,7%) di Volkswagen (terzo titolo per capitalizzazione della piazza tedesca) che ieri è stata duramente bersagliata sui listini dopo che l’ad. Martin Winterkorn ha ammesso le frodi sui test anti-inquinamento condotti negli Stati Uniti sospendendo la vendita di alcuni modelli diesel oltreoceano. La performance delle azioni della casa di Wolfsburg hanno condizionato quelle di tutto il comparto automobilistico europeo, che ieri ha chiuso gli scambi con un ribasso del 4 per cento.
La seduta negativa dei listini di venerdì era strettamente correlata all’impennata dell’euro sul dollaro balzato oltre quota 1,14 dollari dopo l’annuncio del mantenimento dei tassi invariati da parte della Federal reserve americana. Ieri questa correlazione ha giocato in senso contrario. Gli acquisti sui listini sono andati di pari passo con la flessione della moneta unica scesa ieri sotto quota 1,12 dollari.
Inversione di rotta anche per Borse e valute dei mercati emergenti dopo i rialzi di venerdì scorso. Intanto tra gli addetti ai lavori qualcuno come John Burbank del fondo hedge Passport Capital segnala al Financial Times di voler tornare a investire su queste classi di investimento dopo averci a lungo speculato al ribasso. Questa scommessa rischiosa si basa sulla convinzione che la Fed, più che alzare i tassi, alla fine sarà costretta a immettere nuova liquidità nel sistema. Sarebbe il Quantitative easing numero 4…

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