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Il volo turbolento del socio Air France

Per adesso vanno avanti i piloti. Le associazioni professionali di Alitalia (Anpac), Air France, Klm e Delta Airlines hanno firmato un protocollo d’intesa per incrementare la comunicazione e la cooperazione tra i gruppi. Ma quanto a un nuovo passo avanti nell’integrazione societaria tra Air France-Klm e Alitalia, quello che molti si attendono, potrebbe volerci più tempo.
Sabato scorso è scaduto il lock-up che teneva legati parte degli azionisti italiani: d’ora in poi potranno vendere le loro quote. Una mossa di Air France-Klm, che già detiene il 25% di Cai (la società costituita da Alitalia e Air One), viene giudicata prima o poi inevitabile. Per adesso, però, la compagnia franco-olandese ha più volte smentito ogni trattativa per arrivare alla fusione definitiva con Alitalia. Da mesi i vertici aziendali, dal presidente di Air France-Klm Jean-Cyril Spinetta a quello della sola Air France Alexandre Juniac, ripetono che portare a termine l’operazione nel 2013 è difficile, perché tutte le società sono impegnate in profonde operazioni di rinnovamento e mancano i soldi necessari.
Resta da vedere che cosa sceglieranno di fare i circa venti azionisti italiani di Alitali atra i quali i più importanti sono la famiglia Riva (10,6%), la banca Intesa Sanpaolo (8,9%), e i gruppi Atlantia (8,9%) e Immsi (7,1%).
La nota
L’amministratore delegato di Alitalia, Andrea Ragnetti, ha reagito alle indiscrezioni con una nota interna, inviata a tutti i dipendenti, in cui protesta contro le «speculazioni improbabili su variazioni del nostro azionariato». «Mi sembra evidente — scrive Ragnetti — che si voglia utilizzare il più possibile la nostra azienda a scopi propagandistici e di parte, anche alla luce del momento pre-elettorale. Sono profondamente dispiaciuto del fatto che pochi si rendano conto di quanto Alitalia rappresenti un asset del paese, una impresa che da lavoro a 14.000 persone, e che, attraverso il suo indotto, sostiene l’esistenza di oltre 50.000 famiglie in Italia. (..) Vi invito quindi ad ignorare questo “rumore di fondo” e a concentrarvi sul vostro lavoro e sulle nostre prospettive di sviluppo, che rimangono intatte e sono ben delineate nel nostro piano strategico».
In verità, le voci su cambi in vista nel rapporto tra Air France-Klm e Alitalia derivano proprio dal fatto che la compagnia italiana resta una preda piuttosto appetibile, per ragioni operative innanzitutto. «L’Italia rappresenta un mercato grande e importante da un punto di vista turistico e di business», dice l’analista Pierre Boucheny (Kepler Capital Markets). Air France-Klm e Alitalia possono cooperare utilizzando i tre hub di Amsterdam Schiphol, Parigi Charles de Gaulle e Roma Fiumicino, molto ben ripartiti geograficamente dal Nord al Sud dell’Europa.
La concorrenza
Il rischio, per Air France-Klm, è che altre compagnie siano più svelte e si impossessino di Alitalia provocando un grave danno all’azienda di Parigi. Lufthansa ed Emirates di recente hanno fatto sapere di non essere interessate, mentre una percorribile potrebbe essere quella di Etihad, la compagnia del Golfo Persico che ha dichiarato di «studiare le possibilità di investimento di capitale in altre compagnie». Questa soluzione sarebbe ben vista da Air France-Klm, che nell’ottobre scorso ha stretto un’importante alleanza con Etihad e che vedrebbe garantita la cooperazione con Alitalia, in attesa di un impegno diretto magari nel 2014 o nel 2015, una volta rimessi a posto i conti.
L’altro elemento di cui tenere conto, già sottolineato dall’ad Ragnetti, è l’imminenza delle elezioni. Silvio Berlusconi, già promotore nel 2008-2009 della «soluzione italiana», è tornato a esprimersi in difesa della «italianità dell’azienda: «Ripeto ancora adesso che se Alitalia fosse caduta nelle mani di Air France quei turisti non li avrebbe portati a visitare le nostre città d’arte, li avrebbe portati nei castelli della Loira».
Le parole dell’ex premier alimentano un clima di incertezza politica che rende poco propizia una mossa decisiva proprio alla vigilia delle elezioni. Torna il tema dell’italianità, sempre più contestata anche dai piloti: «Se l’italianità è una coccarda, un bandierina, e poi con un padrone italiano si fanno operare collegamenti Alitalia da aerei e personale rumeno di Carpatair (in base a una recente intesa, ndr) non possiamo essere d’accordo — dice Giovanni Galiotto, presidente dell’Anpac —. Alitalia deve essere gestita da chi il trasporto aereo lo sa fare».
Intanto, il processo di risanamento continua. Dopo un semestre rosso Alitalia è tornata a produrre profitti nel terzo trimestre 2012, con un guadagno netto di 27 milioni di euro nel periodo luglio-settembre.

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