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Il vertice L’Europa Deficit, l’Italia non chiede il rinvio Saccomanni: rispetteremo i patti

L’Italia ha promesso all’Europa il rispetto degli impegni comunitari sul deficit pubblico per il 2013. E l’Eurogruppo dei ministri finanziari ha accolto in modo positivo l’esordio del neo-responsabile dell’Economia Fabrizio Saccomanni, che ha esposto con la sua competenza tecnica da ex direttore generale della Banca d’Italia le linee guida del programma economico del governo Letta.
Saccomanni ha specificato di non voler «alterare i saldi di finanza pubblica» con le misure annunciate o in corso di definizione. Uscendo dal palazzo Justus Lipsius al termine della riunione a Bruxelles, ha spiegato di aver esposto all’Eurogruppo «la stessa linea che abbiamo seguito negli ultimi giorni», aggiungendo che il governo di Roma vuole «rimanere all’interno degli impegni comunitari» per il 2013.
Il presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato che, dopo aver ascoltato l’esposizione «molto ambiziosa» di Saccomanni sulle scelte di politica economica italiane, «siamo rassicurati che il governo intenda proseguire l’agenda di riforme per aumentare la crescita potenziale e fronteggiare gli squilibri». Dijsselbloem ha precisato che sarà «la Commissione europea a valutare con le sue raccomandazioni il 29 maggio prossimo», quando verrà esaminata l’eventuale chiusura della procedura di deficit eccessivo per il governo di Roma. E che l’Eurogruppo ha «chiesto all’Italia di proseguire nel consolidamento di bilancio portando avanti quanto avviato dal governo precedente».
In sostanza Saccomanni ha chiarito ai ministri dell’Eurozona che i maggiori impegni finanziari per lo slittamento della tassa sugli immobili Imu e per le attese misure orientate al rilancio della crescita e dell’occupazione verrebbero coperti senza appesantire i conti pubblici. Il responsabile dell’Economia sembra comunque non avere alcuna alternativa a questa linea del rigore con Bruxelles se vuole ottenere l’obiettivo più immediato, che resta la dichiarazione della Commissione europea di uscita dalla procedura comunitaria di deficit eccessivo il 29 maggio prossimo. Un eventuale sfondamento degli obiettivi di deficit o una semplice richiesta di più tempo ora avrebbe l’effetto di mettere a rischio il via libera comunitario.
Gli effetti recessivi provocati dalle eccessive misure di austerità, sollecitate da Bruxelles a vari Paesi membri in difficoltà, hanno un po’ cambiato il clima in Europa. Sta crescendo la disponibilità a far allentare le politiche di rigore finanziario per sostituirle con interventi per la crescita e lo sviluppo dell’occupazione. Ma la maggiore flessibilità nei conti pubblici viene concessa ai Paesi in linea con le raccomandazioni dell’Eurogruppo e della Commissione europea. L’Italia ha così interesse a uscire dalla procedura di deficit eccessivo per avere più margini di trattativa con Bruxelles nelle sue eventuali richieste sulla finanza pubblica. Una ipotesi del governo italiano prevederebbe nel 2014 di utilizzare il margine tra il previsto deficit di 1,8% del Pil e il limite del 3%. Ma potrebbe essere chiesto a Bruxelles anche di scorporare dal conteggio comunitario gli investimenti per la crescita e per il rilancio dell’occupazione (soprattutto giovanile). Esiste poi sempre la possibilità di seguire Francia e Spagna, che hanno ottenuto uno slittamento biennale degli impegni di deficit. Ma a Bruxelles fanno notare che a Parigi e Madrid mantengono il debito ancora sotto il 100% del Pil, mentre quello italiano con il governo Monti è salito dal 120 a oltre il 130% del Pil. Saccomanni intende quindi arrivare prima di tutto all’uscita dalla procedura di deficit eccessivo. Poi potrà iniziare la trattativa con Bruxelles, se risultasse indispensabile per mantenere la promessa del governo Letta di rilanciare l’economia e di far uscire l’Italia dalla crisi.

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