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Il valore dell’imponibile misura la perdita fiscale

La perdita fiscale del consorzio prodotta nell’anno si può riportare nel consolidato solo in misura pari ai redditi imponibili. Sono questi, infatti, a determinare l’eventuale rilevanza fiscale delle perdite. 
Ad affermarlo è la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia con la sentenza n. 302/3/14 depositata il 30 giugno 2014.
La vicenda trae origine da un avviso di accertamento emesso nei confronti di un consorzio, poiché quest’ultimo aveva riportato al consolidato una perdita fiscale prodotta nell’anno.
Più precisamente, gli utili dell’esercizio, interamente detassati perché destinati a riserva legale, riserva indivisibile ed al fondo mutualistico, erano superiori delle perdite realizzate e pertanto, secondo l’ufficio, doveva applicarsi la preclusione prevista dall’articolo 84 commi 1 e 2 del Tuir.
Questa norma dispone che per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell’utile, la perdita è riportabile per l’ammontare che eccede la quota che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti.
Ne conseguiva, che il riporto della perdita al consolidato sarebbe stato possibile solo nella stessa misura in cui gli utili avessero concorso alla formazione della base imponibile Ires.
Il consorzio ha così proposto ricorso avverso il provvedimento evidenziando che la perdita fiscale dei soggetti partecipanti al consolidato è sempre riportabile per intero, a prescindere dalla natura mutualistica o lucrativa dell’ente.
Solo, poi, ove ne residuasse una parte, è il comma 1 dell’articolo 84 a prevedere il riporto in compensazione nell’anno di imposta successivo.
Ha così chiesto, in buona sostanza, che il giudice fornisse l’interpretazione dell’articolo 84 comma 1 del Tuir.
Tra l’altro, secondo il ricorrente, ad ulteriore conferma del corretto operato, le istruzioni ministeriali ed il tracciato grafico del modello di dichiarazione imponevano l’utilizzo, in sede di riporto al consolidato, dell’intera perdita fiscale prodotta e non solo di una parte.
L’ufficio, nella propria costituzione in giudizio, oltre a confermare le proprie motivazioni, ha rilevato che la preclusione normativa trova le sue ragioni in un principio di simmetria tra imponibilità del risultato positivo e perdite fiscali scomputabili.
Inoltre, le istruzioni fanno riferimento solo alla perdita fiscale che “legittimamente” è utilizzabile, secondo il dettato normativo.
Il Collegio, valutate entrambe le posizioni, ha ritenuto che la fattispecie fosse da ricondurre all’articolo 83 del Tuir, che, di fatto, detta un principio di carattere generale.
La norma prevede che «in caso di attività che fruiscono di regimi di parziale o totale detassazione del reddito, le relative perdite fiscali assumono rilevanza nella stessa misura in cui assumerebbero rilevanza i risultati positivi».
Il consorzio aveva detassato un reddito superiore alla perdita fiscale dichiarata e quindi, in altre parole, l’assenza di reddito imponibile (ossia di risultato positivo) aveva precluso la possibilità di utilizzare (e quindi “dare rilevanza”) alla citata perdita.
Infine, la commissione tributaria provinciale ha evidenziato che nel modello della dichiarazione vi era solo un generico riferimento alla perdita senza alcuna specificazione al riguardo e pertanto la tesi della ricorrente non poteva essere confermata.
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