Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il valore dei Btp appeso al voto della più piccola agenzia di rating

Giacomo Barisone non aveva previsto che un giorno avrebbe avuto un potere del genere. Passati da poco i quaranta, una laurea a Genova, un dottorato in economia politica a Exeter, Gran Bretagna, Barisone si ritiene una persona ordinaria con una responsabilità che non lo è affatto. Come analista sull’Italia a Dbrs, un’agenzia di rating canadese, più piccola e meno nota di Standard & Poor’s, Moody’s o Fitch, può risultare determinante per una decisione che per l’Italia e le sue banche fa una differenza di decine di miliardi di euro. Molto dipende da come lui giudicherà la prossima legge di stabilità.
«Si è creato forte interesse intorno a noi» ammette l’analista di Dbrs, cercando di non parlare di sé. «Siamo consapevoli della nostra responsabilità e cerchiamo di assolverla al meglio». Solo una crisi così e il labirinto delle regole finanziarie potevano creare un punto di caduta in cui un uomo solo, ignoto a quasi tutti e felice di esserlo, può tanto. Tutto nasce dai regolamenti della Banca centrale europea, che presta denaro alle banche commerciali in cambio di garanzie, spesso titoli di Stato. Il valore riconosciuto a queste garanzie dipende dal rating su quei titoli governativi: se un paese non ha più neanche un rating in «A», i voti più alti, le garanzie valgono meno e dunque diminuisce anche il denaro prestato in contropartita.
Il problema è che Standard &Poor’s, Moody’s e Fitch hanno già tolto tutte le «A» all’Italia, hanno solo delle «B». Dbrs invece, che ha il 2,5% del mercato mondiale dei rating, mantiene un’»A» appesa a un filo un po’ logoro: il voto è «A basso» con «tendenza negativa», cioè potrebbe scendere a «B» in qualunque momento. Se accadesse, ci sarebbe subito un impatto sul finanziamento delle banche italiane presso la Bce. Oggi un istituto che presenta all’Eurotower dei Btp decennali per cento milioni di euro riceve 95 milioni di liquidità; se anche Dbrs declassa l’Italia, la stessa banca riceverebbe solo 87 milioni o, se ne ha già presi 95, dovrebbe subito offrire in garanzia altri Btp.
In genere non è una missione impossibile. Sulla base di dati di Banca d’Italia, Giuseppe Maraffino di Barclays stima che il sistema bancario italiano sarebbe costretto a trovare in un solo giorno circa 40 miliardi di euro di garanzie in più da offrire alla Bce. Proprio Banca d’Italia, in vista di possibili declassamenti, ha spinto gli istituti a costituire un cuscinetto da 300 miliardi da usare in Bce. Ma non è affatto chiaro che tutte le banche siano al riparo. Alcune potrebbero liquidare di colpo gli investimenti, vendendo Btp e facendo impennare gli spread, e poi ridurre il credito alle imprese. Dbrs è la più piccola nel mondo del rating, ma la sua scelta può fare una grande differenza.
È per questo che Barisone aspetta la legge di stabilità. «Ci interessa la qualità delle misure e la direzione di marcia sulla via del risanamento », dice. «La sostenibilità del debito è il punto centrale». Come tutti, anche lui sta facendo i conti sul Documento di economia e finanza (Def) che indica come il debito in teoria smetterà di salire l’anno prossimo e poi inizierà a scendere. Il punto è come. Poiché il Tesoro ogni anno paga circa 85 miliardi di interessi, dovrebbe risparmiare altrettanto al netto di questi interessi solo per (quasi) stabilizzare il debito in rapporto a un prodotto lordo che, per esempio, quest’anno sarà di sette miliardi più piccolo di un anno fa. In effetti il Tesoro prevede che il surplus di bilancio prima degli interessi sul debito cresca da 35 a 80 miliardi entro il 2017. Ma dato che non si possono più aumentare le tasse, già troppo alte, ciò comporta una conseguenza: la prossima legge di stabilità deve aprire la strada a tagli di spesa per circa 45 miliardi in pochi anni. Senza questi, è inevitabile che il debito salga rapidamente verso il 140% del Pil. Quando Grecia e Cipro raggiunsero quel livello, l’Eurogruppo a Bruxelles decise che era troppo e indusse un default pilotato.
L’Italia è più ricca e complessa, dunque non ci sono automatismi. Ma magari Barisone sperava che tutto questo potere di giudizio non toccasse proprio a lui.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa