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Il trust non salva tutto

Il trust non salva l’azienda finita al centro di un’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta. Non basta alla spa accantonare a bilancio la somma per il risarcimento del presunto danno agli enti interessati per far decadere la misura interdittiva ex dlgs 231/01, che vieta alla società di contrattare con la pubblica amministrazione in due regioni d’Italia. E ciò anche se il fondo accantonato assume la forma della riserva legale certificata dal collegio sindacale cui si va ad aggiungere la costituzione di un trust ad hoc: il meccanismo creato dalla spa, infatti, le consente di posticipare il risarcimento del danno all’esito del giudizio penale, il che non rientra nella finalità special-preventiva indicata dall’articolo 17 lettera a) del decreto legislativo 231/01. È quanto emerge dalla sentenza 11209/16, pubblicata il 17 marzo dalla seconda sezione penale della Cassazione.

Massimo rigore. Accolto il ricorso del procuratore della repubblica presso il tribunale nell’ambito di una vicenda già finita all’attenzione della Suprema corte. Sbaglia il giudice che ritiene sufficienti l’accantonamento di 120 mila euro a bilancio, la costituzione di un trust per 250 mila euro e la comunicazione delle relative previsioni alle persone offese dal reato. Il decreto 231 dispone che per far decadere le misure interdittive bisogna eliminare non solo il danno ma anche le sue conseguenze pregiudizievoli o pericolose, il che non può scaturire da una determinazione unilaterale della società «indagata», seguita da una semplice comunicazione alle persone danneggiate: serve comunque una collaborazione o comunque un contatto fra le parti contrapposte. Il sistema delineato per la responsabilità da reato degli enti assume un carattere prettamente preventivo, pena l’inefficacia. E la «riparazione» richiesta alla società deve essere valutata con il massimo rigore: serve dunque la diretta consegna agli enti locali danneggiati dalla (presunta) attività di corruzione della somma che rappresenta il risarcimento del danno o bisogna ricorrere comunque a modalità che garantiscono la presa materiale della somma su iniziativa del danneggiato, senza la necessità che collabori la società chiamata a risarcire. Parola al giudice del rinvio.

Dario Ferrara

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