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Il tribunale respinge ricorso Fiom su Pomigliano

ROMA — La Fiat vince un round contro la Fiom nelle aule di giustizia e il sindacato di Landini denuncia una nuova discriminazione a Pomigliano. «Hanno messo una fascia al braccio ai nostri iscritti. Sono stati reintegrati ma solo come operai in formazione, in realtà sono stati isolati. A me viene in mente che quelle cose lì le facevano contro gli ebrei». Frasi pesantissime che provocano l’immediato intervento delle fonti Fiat: «La fascia con la scritta ‘Operaio in formazione’ è stata già utilizzata per altri dipendenti quando seguono i corsi per essere immessi al lavoro». Una scelta simile sarebbe stata effettuata, sostengono a Torino, anche alla Maserati di Grugliasco dove i nuovi assunti in formazione hanno una targhetta sulla tuta. E’ un fatto che i 19 iscritti alla Fiom reintegrati a Pomigliano sono alla quarta settimana di formazione: «I loro colleghi — dicono alla Fiom di Pomigliano — hanno seguito corsi molto più brevi». Dunque, secondo le accuse del sindacato di Landini, la formazione sarebbe ormai una strategia per tenere gli iscritti all Fiom lontani dai compagni di lavoro.
Ieri la sezione lavoro del Tribunale di Roma ha respinto il ricorso del sindacato di Landini contro l’annunciato licenziamento di 19 dipendenti di Pomigliano per far posto proprio ai reintegrati della Fiom. Secondo i metalmeccanici della Cgil, i 19 licenziamenti annunciati dal Lingotto erano una ritorsione contro la sentenza della Corte d’appello di Roma che aveva riconosciuto la discriminazione nelle assunzioni nei confronti dei metalmeccanici della Fiom. «L’organico è dimensionato alle esigenze di un mercato in crisi — è stata la difesa della Fiat — e se siamo costretti ad assumere un certo numero di cassintegrati, dobbiamo ridurre di una cifra corrispondente il numero delle persone già assunte».
I giudici di Roma hanno respinto il ricorso della Fiom non tanto perché condividano l’idea dell’azienda, quanto perché i licenziamenti in risposta alle assunzioni degli iscritti Fiom per essere sanzionati devono essere stati compiuti. Finora, spiega il giudice del lavoro Elena Boghetich, l’azienda ha solo annunciato di voler ricorrere al licenziamento di 19 persone ma non lo ha ancora fatto.
La sentenza peraltro mette in evidenza che sono gli stessi sindacati firmatari degli accordi con la Fiat ad aver riconosciuto, nel verbale sottoscritto una settimana fa con l’azienda, che la crisi creerà delle eccedenze a Pomigliano, almeno nel breve periodo. Si legge infatti nel verbale che «alla luce dell’obiettivo della completa ricollocazione di tutti i dipendenti.. le organizzazioni sindacali riconoscono, in questa fase temporale, in ordine agli attuali livelli produttivi, l’oggettiva sussistenza delle eccedenze di personale rappresentate dalla parte aziendale». Eccedenze che, secondo il Lingotto, sono di due tipi: quelle legate alla sentenza del tribunale che impone l’assunzione di 145 cassintegrati iscritti alla Fiom per bilanciare la discriminazione subita dalla Cgil nella scelta dei dipendenti per la linea della Panda. E le eccedenze legate alla crisi di mercato che impedirà di riassorbire nella produzione della Panda i rimanenti 1.400 cassintegrati della vecchia fabbrica di Pomigliano. Fim, Uilm e Fismic hanno chiesto «all’azienda di individuare soluzioni alternative» ai licenziamenti. Secondo le indiscrezioni che circolavano ieri sera, la Fiat cercherà di sciogliere il nodo dei 1.400 cassintegrati (per i quali la cassa straordinaria scade a luglio) con la richiesta al nuovo governo di finanziare con il denaro pubblico un periodo di cassa integrazione in deroga.

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