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Il trasferimento all’estero rinvia l’exit tax

di Giacomo Albano e Luca Miele

La tassazione delle plusvalenze latenti può essere "congelata" fino al momento del realizzo dei cespiti aziendali in caso di trasferimento della residenza fiscale in Paesi Ue o dello Spazio economico europeo. È quanto prevede il decreto cresci-Italia (articolo 91 del Dl n. 1/2012) in corso di conversione parlamentare che inserisce due nuovi commi – 2-quater e 2-quinques – nell'articolo 166 del Tuir sul trasferimento della residenza fiscale all'estero da parte di soggetti che esercitano imprese commerciali (exit tax).
La situazione precedente
Prima della modifica del decreto liberalizzazioni, la norma prevedeva (e tuttora prevede per i trasferimenti in Paesi extra Ue/See) che in caso di trasferimento all'estero della sede dell'impresa, che comporti la perdita della residenza fiscale in Italia, i componenti del l'azienda si considerano realizzati al valore normale, salvo che gli stessi non siano confluiti in una stabile organizzazione in Italia.
Pertanto, in assenza di una stabile organizzazione in Italia, la differenza tra valore di mercato dei cespiti aziendali (materiali e immateriali) e il loro costo fiscalmente riconosciuto è soggetta a tassazione all'atto del trasferimento della sede, senza possibilità di compensazione con le perdite pregresse (articolo 166, comma 2-bis). La tassazione scatta anche se i cespiti confluiti nella stabile organizzazione siano successivamente distolti.
La Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione sulla norma (n. 2010/4141), ravvisando una violazione ai principi comunitari – in particolare il principio della libertà di stabilimento – in quanto i trasferimenti delle sedi d'impresa dall'Italia ad altri stati membri Ue sono discriminati rispetto ai trasferimenti nel territorio nazionale.
Sul tema è recentemente intervenuta la Corte di giustizia (sentenza C-371/10 del 29 novembre 2011, causa National Grid Indus), che ha affermato che le norme nazionali che prevedono la tassazione delle plusvalenze latenti in caso di trasferimento della residenza al l'estero, non sono di per sé incompatibili con i trattati Ue, in quanto il riconoscimento allo Stato di partenza del potere impositivo sui plusvalori lì maturati (sebbene non realizzati) rappresenta una giustificata restrizione alla libertà di stabilimento. Quello che contrasta con i principi comunitari – in quanto non proporzionata rispetto agli obiettivi da raggiungere – è la tassazione immediata delle plusvalenze all'atto del trasferimento, essendo sufficiente una tassazione sospesa fino all'effettivo realizzo.
L'intervento
La nuova disposizione rinvia espressamente ai principi sanciti dalla sentenza della Corte, che quindi assume una valenza interpretativa vincolante, benché le disposizioni attuative siano demandate a un decreto del Mef che dovrà stabilire, tra l'altro, le ipotesi di decadenza della sospensione, i criteri di determinazione dell'imposta e le modalità di versamento.
In attesa del decreto, si possono già fare alcune considerazioni, in base ai principi stabiliti dai giudici comunitari e alla formulazione della norma, che è già operativa per i trasferimenti effettuati dopo il 24 gennaio 2012 (data di entrata in vigore del Dl 1/2012).
Il comma 2-quater prevede che il regime di sospensione è a carattere opzionale, attivabile in alternativa al regime ordinario, che resta immutato.
La norma fa riferimento alla sospensione degli effetti del realizzo. Questo comporta – in conformità alla sentenza C-371 – che all'atto del trasferimento si determina in via definitiva l'imponibile da assoggettare a exit tax (differenza tra valore normale dei cespiti e costo fiscalmente riconosciuto); tuttavia, la riscossione dell'imposta è sospesa sino al realizzo dei singoli cespiti. Il realizzo potrà avvenire a valori superiori o inferiori rispetto a quelli "congelati" all'atto del trasferimento, senza che ciò abbia alcun impatto sull'imponibile di spettanza dell'erario italiano.
I requisiti
Uno dei punti più delicati riguarda proprio il concetto di realizzo che determina la riscossione dell'imposta sospesa. Se vi rientrano la cessione del bene, l'eliminazione dal processo produttivo, la destinazione a finalità estranee o il trasferimento in Stati extraUe/See, il decreto dovrà chiarire se possono rilevare anche forme di realizzo indiretto, come per esempio l'ammortamento del cespite, in base alle effettive risultanze di bilancio del soggetto espatriato o in base a coefficienti presuntivi.
Il funzionamento del meccanismo appare subordinato alla permanenza di obblighi dichiarativi in capo al soggetto migrato e a un adeguato scambio di informazioni con lo Stato di destinazione, che consenta al fisco italiano di monitorare le vicende relative ai singoli elementi trasferiti per la riscossione del proprio credito, nonostante la perdita di potere impositivo sull'impresa trasferita.

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