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Il titolo Mps torna a fare prezzo in Borsa Azioni in calo del 20%

Dopo due giorni nel congelatore con balzi per motivi tecnici, il titolo Mps torna a trattare sul mercato. E lo fa nel segno di un fortissimo calo. L’azione della banca senese, che è alle prese con un aumento iper-diluitivo da 5 miliardi – ieri ha infatti chiuso la seduta, dopo varie sospensioni al ribasso, in flessione del 20,08%, a 1,77 euro, mentre i diritti sono scesi di un ulteriore (per la terza seduta consecutiva) 7,68% a 18,39 euro. Notevole anche l’aumento dei volumi trattati, passati dai 9 milioni di pezzi scambiati a 60 milioni, quasi sette volte tanto.
Più che di crollo del valore del titolo, tuttavia, si dovrebbe parlare di un progressivo ritorno alla normalità, dopo la folle corsa dei primi due giorni di contrattazione, con un doppio rialzo del 20% in ciascuna seduta. Il valore del titolo è in discesa dai picchi di 2,21 euro toccati lunedì. Il trend è quello di riallineamento al prezzo implicito espresso dal diritto, lo strumento che, al contrario dell’azione, è stato scambiato in continua sin da lunedì e che quindi offre una valutazione più “realistica” del valore dell’azione stessa. Ebbene, se ci si basasse sul valore dei diritti, i titoli della banca senese varrebbero 1,43 euro, ovvero il 19% in meno della chiusura di ieri.
La depressurizzazione della domanda, con un conseguente crollo del valore del titolo, è legata a diversi meccanismi tecnici. Il primo è legato alla correzione introdotta ieri dal Ftse Mib al calcolo dell’indice delle blue chip italiane. La società londinese ha deciso di sostituire nel paniere una parte delle azioni Mps con una quota di diritti. Questa novità regolamentare ha ridotto di fatto la pressione della domanda proveniente dai fondi passivi, come gli Etf, e potrebbe essere la scintilla del movimento ribassista.
A questo tuttavia si aggiunge la distanza di valore tra azione e prezzo implicito espresso dai diritti. Alcuni operatori avrebbero infatti venduto azioni sul mercato acquistando invece i diritti, che permettono di sottoscrivere azioni con uno sconto, come detto, attorno al 20 per cento. «Mantenendo la stessa posizione, riescono di fatto a ridurre il prezzo di carico», segnalava ieri un gestore.
L’ultimo elemento è legato al mercato delle opzioni. Chi detiene posizioni corte su opzioni call, con cui punta a ottenere un profitto da un deprezzamento dell’azione sottostante, potrebbe essersi coperto nelle aste di chiusura dei giorni scorsi. E questo potrebbe aver ridotto ulteriormente la pressione.
Che le questioni tecniche siano alla base delle forti fluttuazioni del titolo è stato ribadito ieri da Alessandro Profumo, presidente di Mps, che ha parlato a margine dell’assemblea di Confindustria a Firenze.  «Vediamo alla fine del percorso, adesso sta scendendo», ha detto il manager. «Ci sono tutta una serie di tematiche tecniche – ha aggiunto – che portano a questa grande pressione sul prezzo del titolo. In tutti gli aumenti di capitale ci sono delle forti oscillazioni dei prezzi, dei diritti. Adesso da noi c’é un tema tecnico legato al volume dell’aumento di capitale rispetto alla capitalizzazione. Faremo poi tutte le valutazioni – ha proseguito il presidente di Mps – quando sarà concluso l’aumento, e questo accadrà a breve».

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