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Il titolo Fiat corre sul nuovo corso

L’effetto Marchionne paga ancora in Borsa. È bastata la conferma che il ceo di Fca sarà il prossimo presidente di Ferrari per mantenere vive le aspettative e permettere al titolo Fiat, ieri ancora sugli scudi a Piazza Affari, di superare di slancio il prezzo del recesso (7,72 euro), rendendo più concreta per il gruppo – se le quotazioni si consolideranno a questi livelli – la prospettiva di poter risparmiare i 460 milioni che sarebbero dovuti ai soci dissenzienti se si riuscirà a ricollocare le azioni restituite tra gli altri soci e sul mercato. E non hanno avuto più di tanto impatto le smentite sui temi speculativi di Sergio Marchionne, che da una parte è stato tranchant sull’indipendenza di Ferrari – «non c’è la minima intenzione di integrarla in Fiat-Chrysler, per non farla “inquinare” da un sistema automobilistico di mass market», «l’indipendenza operativa e strategica non é mai stata messa in discussione», nessun polo del lusso con Alfa e Maserati perchè «Ferrari ha un segmento per se stessa», ha detto il manager in conferenza stampa – e dall’altra è stato evasivo sull’ipotesi dell’Ipo, sulla quale ormai da anni periodicamente si esercitano gli analisti. O perlomeno le sue dichiarazioni a riguardo sono state interpretate dal mercato come l’indicazione che se oggi non se ne parla, domani non può essere escluso nulla. «La responsabilità di un’Ipo Ferrari o di un aumento di capitale non è una scelta mia. Tutte le scelte strategiche dipendono dal cda – ha detto Marchionne, rispondendo alle domande dei giornalisti – ma «l’Ipo Ferrari non c’è, nè inclusa, nè esclusa».
Fiat alla fine ha concluso la seduta a Piazza Affari in rialzo dell’1,88% a 7,84 euro (con un progresso del 3,56% in due giorni), miglior blue chip del listino, dopo aver toccato un massimo di 7,925 euro. In mattinata il commento degli analisti di Banca Imi (tra i più “bullish” su Fiat con un target price di 10,50 euro) ben rifletteva il clima generale. «Sottolineiamo – si legge nel daily – che il cambio in Ferrari potrebbe supportare la speculazione di mercato su potenziali corporate actions. Ma non ci aspettiamo nulla prima della quotazione di Fca a Wall Street. Tuttavia in seguito, considerata la necessità del gruppo di rafforzare la sua struttura finanziaria, non escluderemmo operazioni che potrebbero permettere di far emergere il valore nascosto dei brand del lusso».
Il ragionamento sottostante che fanno anche altri analisti è che se si manifestasse l’esigenza di raccogliere capitali, il collocamento di una quota di Ferrari potrebbe essere un’alternativa a un aumento. Tuttavia, il timing di un’eventuale quotazione non sembra essere l’ideale, considerato che da sei anni la Rossa è a digiuno in Formula 1 e che il valore del brand riflette anche i successi sportivi.
Per ora, comunque, buona notizia per Wall Street, dove Fca debutterà il 13 ottobre, lo stesso giorno in cui Marchionne subentrerà a Luca di Montezemolo al vertice di Ferrari. Tappa finale del processo di fusione con Chrysler che, nelle attese, permetterà di ampliare la platea degli investitori nordamericani, consentendo un più facile accesso al mercato dei capitali Usa. Di per sè, lo sbarco al Nyse non offre necessariamente un sostegno al titolo, che è già quotato a Milano. La scelta di collocare la sede in Olanda, che permette ad Exor di stabilizzare il controllo arrivando fino al 46% dei diritti di voto, ha il suo rovescio della medaglia: in quanto società di diritto estero Fca, per le regole Usa, non potrà infatti entrare negli indici di Borsa di Wall Street. Come si è visto anche nel caso CNH-Fiat Industrial, non c’è da attendersi discontinuità nei corsi, anche se probabilmente la liquidità non resterà concentrata per il 90% a Piazza Affari come è successo sulla parte scissa dei mezzi pesanti.
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