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Il Testo unico fa il pieno di modifiche

C’era una volta il Testo unico delle imposte sui redditi. O meglio, per essere precisi, il Tuir c’è ancora, e ha sempre gli stessi riferimenti identificativi: Dpr 917 del 1986. Ma il suo contenuto è cambiato negli anni, e continua a cambiare sotto la spinta di Finanziarie, decreti sviluppo e leggi di stabilità, mettendo a dura prova contribuenti e professionisti. 
Dall’entrata in vigore del Tuir – il 1° gennaio 1988 – le modifiche sono state 776, secondo il monitoraggio della Fondazione nazionale commercialisti per Il Sole 24 Ore del lunedì. In media, un ritocco ogni 13 giorni, e questo senza contare la riforma del 2004, che è stata una riscrittura di ampia portata e non può essere conteggiata tra le modifiche in senso stretto.
I due terzi delle correzioni – 500 su 776 – riguardano le regole sul reddito delle persone fisiche, mentre il resto si riferisce all’imposta sul reddito delle società (Ires). La maggior parte delle modifiche riguarda gli articoli delle «Disposizioni generali», ma questo non deve sorprendere, perché sotto questo titolo si trovano – tra le altre – le norme sulle deduzioni e detrazioni dall’Irpef. E proprio su questi due grandi gruppi di agevolazioni si è concentrato il grosso delle modifiche . Se le deduzioni hanno totalizzato quasi una trentina di cambiamenti, sono le detrazioni ad aver catalizzato in continuazione le attenzioni di governi e parlamenti che si sono succedute negli anni. Un esempio? Lo sconto d’imposta per i carichi di famiglia che è cambiato addirittura 16 volte. Da un lato, si è cercato di andare incontro ai nuclei più numerosi ma il rovescio della medaglia è stato un continuo rimaneggiare importi in relazione al reddito. Più in generale, comunque, la “sensibilità” del legislatore fiscale alle agevolazioni è stata riscontrata anche dalla Corte dei conti che ha mappato nei provvedimenti di finanza pubblica varati tra il 2008 e il 2014 la bellezza di 202 agevolazioni: in quattro casi su cinque si è trattato di estensioni di misure già esistenti o di nuove entrate. Cifre sintomatiche anche della difficoltà di effettuare una pianificazione fiscale duratura nel tempo per l’estrema volatilità delle norme in materia.
Un discorso che vale tanto più se si prende in considerazione la determinazione del reddito. Prendiamo quello che potrebbe essere ritenuto l’ambito più semplice rispetto agli altri: quello da lavoro dipendente. Per la ricerca condotta dalla Fondazione nazionale commercialisti, sotto il coordinamento scientifico di Giovanni Castellani, sono state 43 le modifiche, di cui la maggior parte (26) si è concentrata prima della riforma del 2004.
In realtà, si è trattato di un vero e proprio spartiacque soprattutto per il reddito d’impresa. La determinazione dell’imponibile, infatti, ha subito una completa rivisitazione, frutto di oltre 100 modifiche. Così come va ricordato che da undici anni a questa a parte si è registrata una crescente attenzione per la fiscalità internazionale: 23 modifiche al Tuir che testimoniano la necessità di andare a individuare e a tassare i redditi oltreconfine. Un capitolo destinato, fra poco, ad assorbire anche le modifiche contenute nello schema di Dlgs sul fisco internazionale, che dopo aver ricevuto l’ok delle commissioni parlamentari attende ora un secondo passaggio in Consiglio dei ministri.
Fin qui il conto dei ritocchi al Testo unico. Ma la fantasia normativa in ambito tributario si sta esprimendo sempre più fuori dal Testo unico, basti pensare alla cedolare secca sugli affitti (e «successive modifiche» come si direbbe in gergo tecnico) o all’Aiuto alla crescita economica (Ace). Entrambe misure d’impatto nei rispettivi campi ed entrambe non “codificate”. Del resto non è un caso se, come ha dimostrato Il Sole 24 Ore del lunedì del 23 marzo scorso, nell’ultimo anno sono state varate ben mille norme sul fisco.
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