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Il Tesoro valuta l’azzeramento dei vertici operativi

ROMA — Questa la raccomandazione che il presidente del Consiglio Matteo Renzi avrebbe fatto ieri al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per dare ai mercati un forte segnale di cambiamento. E con un tetto di stipendio di 400 mila euro. «A Palazzo Chigi non potremo più fare nomine di persone che guadagnano di più», ha detto Renzi. Il tempo ormai è poco ma le manovre per ridisegnare la mappa di un bel pezzo di potere sono ancora in corso. Entro la fine della settimana il Tesoro dovrà presentare le liste per il rinnovo della governance delle società quotate e delle Poste. In tutto un’ottantina di poltrone delle quali per legge il 20% dovrà andare alle donne come ha ricordato il ministro dello Sviluppo Federica Guidi.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ieri ha confermato che il governo rispetterà la scadenza di lunedì 14 aprile. La tecnicalità è ancora da mettere a fuoco: se comunicare le liste domenica pomeriggio oppure lunedì mattina prima dell’apertura dei mercati. Gli analisti preferirebbero questa seconda soluzione per evitare l’effetto dei media sulle quotazioni dei titoli. Rispetto alle indiscrezioni di questi giorni il totonomine — perché di questo si tratta — prevede alcuni aggiornamenti. Come presidente Eni sembra avanzare la candidatura di Giampiero Massolo, direttore dei servizi di sicurezza e gradito a Silvio Berlusconi. Con la sempre più probabile uscita di Paolo Scaroni, come capoazienda resta per ora in sella Claudio Descalzi, una carriera tutta interna al cane a sei zampe. Aperta anche la partita per l’Enel, che ha un presidente indipendente, Paolo Andrea Colombo. È circolata la voce che lo stesso Fulvio Conti possa avere un ruolo di garanzia, chiesto dalle banche che hanno in carico un debito di 39,9 miliardi. Come amministratore delegato si andrebbe verso un uomo di finanza, Luigi Ferraris. In lizza restano manager del calibro di Francesco Starace e Andrea Brentan anche loro interni al gruppo elettrico. Sembra cadere il nome di Andrea Mangoni per Enel o Terna. Le voci di una sua rottura con la famiglia De Benedetti non trovano alcun riscontro. Inoltre pare che le banche vogliano confermarlo al vertice di Sorgenia anche dopo l’eventuale riassetto. È d’altra parte improbabile, dopo un’operazione così complessa, che il manager possa spostarsi in aziende dello stesso settore. In Finmeccanica quasi certa la conferma di Gianni De Gennaro come presidente mentre come amministratore i bookmaker danno in avanzata Giuseppe Giordo, attuale ad di Alenia con Alessandro Pansa spostato a Fintecna. Alle Poste, il cui rinnovo potrebbe teoricamente slittare a fine mese, l’attuale storico amministratore delegato Massimo Sarmi dovrebbe riuscire a restare come presidente a garanzia di una privatizzazione molto complessa che lui ha già avviato nei mesi scorsi. Al suo posto come capoazienda, se non procede la candidatura di Monica Mondardini (gruppo Cir), si prospetta una «quota rosa» interna al gruppo: si tratta di Bianca Farina, a.d. di Poste Vita con un passato manageriale al fianco di Fabio Cerchiai.

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